Che non fosse la bambola di porcellana che il suo fisico minuto lasciava supporre lo aveva già dimostrato con alcune interpretazioni di notevole nerbo: in primis quella della collega-rivale di Natalie Portman nel complesso Black Swan di Darren Aronofsky, ma anche nel più recente - e notevolmente più leggero - Bad Moms di Jon Lucas e Scott Moore, attualmente nelle sale italiane. Ma la trentatreenne attrice ucraino-americana Mila Kunis, evidentemente, non si accontenta di portare sullo schermo un'immagine fortemente contrappuntistica rispetto a quella che molti desidererebbero disegnarle addosso.

Al pari di molte sue colleghe, ultimamente si è seriamente impegnata in una delle issues più sentite della Hollywood contemporanea: le pari opportunità, e il pari trattamento - economico e non solo - tra uomini e donne nell'industria del cinema e della TV. Una sorta di mantra per le attrici che lavorano nella Mecca del Cinema, almeno da quando Patricia Arquette, nel 2015, ritirando l'Oscar come migliore attrice non protagonista per Boyhood di Richard Linklater, pronunciò un discorso da molti definito memorabile, sulla necessità di raggiungere uno status di reali pari diritti fra uomini e donne.

La lettera aperta di Mila Kunis

Kunis non ha voluto essere da meno, e in un editoriale pubblicato sul magazine online A Plus - fondato dal collega e marito Ashton Kutcher, che da tempo si diletta con successo come investitore in startup innovative - ripreso da un post che lei stessa aveva lasciato sul blog di informazione collettiva Medium.com, si è scagliata senza troppi giri di parole contro la discriminazione sessuale che ancora caratterizza il suo ambito di lavoro.

L'attrice cita due episodi che l'hanno riguardata direttamente. Nel primo racconta di essersi rifiutata di apparire seminuda sulla copertina di un magazine per soli uomini per promuovere un film. Il produttore della pellicola la prese piuttosto male, e la minacciò senza mezzi termini: "Non lavorerai mai più in questa città".

Purtroppo per lui, chiosa l'attrice, "il mondo non finì lì. Il film incassò un sacco di soldi e io tornai a lavorare in questa città". Secondo l'attrice, l'incauto produttore "espresse a voce alta esattamente la paura che ogni donna prova quando viene messa a confronto con il pregiudizio di genere sul posto di lavoro". Il secondo episodio riguarda la sua più fresca esperienza come produttrice.

Nel corso di un fitto scambio di email con i partner produttivi di un progetto cui stava lavorando, un executive della controparte inviò un messaggio tanto apparentemente innocuo quanto ugualmente sessista nei suoi confronti: "E poi Mila è una mega star. Una delle attrici più grandi a Hollywood e presto moglie di Ashton e madre di un bambino!!!" (i punti esclamativi sono nella trascrizione della email). Non accettando che le sue qualità venissero sminuite, riducendola al rango di "soon to be wife" di una celebrità e futura madre, l'attrice e il suo team di lavoro si sono ritirati dal progetto.

A conclusione del discorso

Le conclusioni dell'attrice sono facilmente intuibili. "Se succede a me, succede ad altre donne, ovunque e in maniera ancora più aggressiva.

Sono fortunata ad aver raggiunto una posizione che mi permette di non fare più compromessi e di difendere le mie idee, senza dover temere come poter mettere del cibo in tavola. Sono fortunata anche perché ho una piattaforma per parlare di questa esperienza, nella speranza di portare un'altra voce dentro il dibattito, in modo che le donne nel loro posto di lavoro possano sentirsi un po' meno sole e un po' più in grado di reagire da sole".