Grandissima attesa per la prima alla Scala, come da tradizione, in programma il pomeriggio del 7 dicembre, giorno di Sant'Ambrogio. Quest'anno l'evento riceverà una copertura eccezionale: chi non potrà essere in teatro, avrà, infatti, la possibilità di seguire l'opera in tv, su Rai Uno, che la trasmetterà in diretta. Appuntamento imperdibile per melomani e non solo. Il direttore Riccardo Chailly ha deciso di proporre, per questa stagione scaligera, la versione originale della Madama Butterfly di Puccini, realizzando un'operazione di recupero filologico in grado di accrescere la conoscenza sull'autore e di ricollocare un tassello fondamentale alla comprensione della genesi di un melodramma tra i più importanti nella storia della musica lirica, il sesto più rappresentato al mondo.

Scontro di civiltà e sensibilità femminista

L'idea di realizzare una 'tragedia giapponese' (questo il titolo originale su spartito e libretto) venne a Giacomo Puccini in occasione della rappresentazione londinese dell'omonima pièce di David Belasco, a sua volta ispirata a un libro scritto da John Luther Long, apparso per la prima volta nel 1898. Il compositore lucchese non poteva certo immaginare che, alla prima del 17 febbraio 1904, la sua opera avrebbe incontrato un'opposizione così veemente e astiosa: fischi e grida di scherno sommersero la Butterfly al debutto e costrinsero Puccini a una revisione tempestiva.

Quando fu riproposta a Brescia, tre mesi dopo, la tragedia giapponese appariva già nella versione con cui sarebbe diventata celebre, articolata in tre atti e più equilibrata rispetto all'originale. La prima Madama Butterfly era infatti più dura e radicale: lo scontro tra l'antichissima civiltà giapponese, cadenzata dai suoi codici incrollabili, e l'etica spregiudicata del Nuovo Mondo appariva esacerbato e disperante.

Madama Butterfly, l'eroina calpestata

Al centro della Madama Butterfly c'è una vicenda d'amore tradito. Pinkerton, ufficiale della marina statunitense, sbarca a Nagasaki al principio del XX secolo. Per capriccio e vanità maschile, sposa una giovane del luogo, una geisha quindicenne di nome Cho Cho-san (in giapponese 'madama farfalla'), preoccupandosi di garantirsi la possibilità di ripudiarla senza incappare in ostacoli legali.

Poco dopo le nozze, torna in patria lasciando la giovane sposa, nel frattempo rimasta incinta, in uno stato di prostrazione e attesa febbrile del suo ritorno. Un ritorno che avviene solo tre anni dopo, quando Pinkerton ha già sposato un'altra, una connazionale, e deciso che, della sua famiglia giapponese, vuole riprendersi solo il figlioletto. La fiducia che Madama Butterfly aveva riposto nel marito s'infrange di fronte alla cruda realtà di un tradimento e per la giovane che, a quindici anni già si sentiva vecchia per l'amore, non resta che uccidersi tagliandosi la gola.

Una versione più aspra

La prima Madama Butterfly è, dunque, più aspra e drammatica della seconda, con un portato emozionale meno smorzato, più diretto. Secondo il regista lettone Alvis Hermanis, è 'una storia molto giapponese, nel trauma di un matrimonio occidentale'. Il suo allestimento sarà all'insegna della ricostruzione realistica della tradizione nipponica, particolarmente ricca e ricercata, senza sconfinamenti nella visionarietà o nell'eccesso di stilizzazione.

Il soprano José María Siri, nei panni della protagonista, ha spiegato che la sua interpretazione prediligerà la complessità dell'intrico emotivo di Madama Butterfly, un'adolescente travolta dal tumulto del primo amore e incapace di leggere, dietro l'idillio matrimoniale, l'aridità dell'uomo a cui tutto ha concesso.

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