Una comicità che porta il marchio DOC di Ficarra e Picone. Una Sicilia che, tra cartoline mozzafiato e personaggi pirandelliani, fa da palcoscenico a cronache di ordinaria quotidianità. Una trama che coglie aspettative e contraddizioni di un periodo storico oscillante tra vecchio e nuovo. Sullo sfondo, l'eco della celebre affermazione di gattopardiana memoria: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi".

Colpi di scena, risate e riflessioni

Uscito nelle sale il 19 gennaio e già campione di incassi, "L'ora legale" racconta le vicende socio-politiche di Pietrammare, paese immaginario adagiato sulla costa siciliana.

Qui, la comunità è in fibrillazione per le prossime Elezioni: la sfida è tra il sindaco uscente, Gaetano Patanè (Tony Sperandeo) e il professore Pierpaolo Natoli (Vincenzo Amato). L'uno è il politico incravattato, dal sorriso perenne e dalla promessa pronta, custode di uno status quo in cui regnano permissivismo, incuria, degrado e malaffare. L'altro, invece, è l'uomo elegante dalla faccia pulita, umile paladino del cambiamento e dell'onestà.

Le vicende di Salvo (Ficarra) e Valentino (Picone) si intrecciano inscindibilmente con gli eventi politici che scuotono la scena paesana. Il vento del cambiamento, frutto di un insopprimibile desiderio di legalità, si abbatte, improvviso e forte, su Pietrammare: contro ogni iniziale previsione, Natoli viene eletto sindaco. Scocca, così, l'ora della legalità, di quella legalità che invade tutti gli aspetti della quotidianità e non fa sconti a nessuno, fatta di lotte contro ogni tipo di abusivismo, multe, tasse, richiami al lavoro, rispetto per l'ambiente.

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Le figure dei protagonisti diventano simboli di due fazioni: da una parte, i tanti che, come Salvo, vivono nella logica del tornaconto personale e convivono col malcostume senza porsi troppe domande; dall'altra, i pochi che, come Valentino, confidano nella possibilità di creare un paese onesto, rispettoso delle regole. Ma la strada della legalità è tutta in salita: è lastricata di sacrifici, privazioni, rinunce e fa vagheggiare un rassicurante ritorno al "prima", nella logica del “si stava meglio quando si stava peggio". Quando Salvo e Valentino capiscono di non essere poi così diversi, si abbracciano. In questo abbraccio si fondono onestà e disonestà, le lancette della legalità tornano indietro: arriva l'ora di una controrivoluzione popolare, caldeggiata dall'emblematica figura del "romano". La folla innalza e legittima. La stessa folla distrugge.

Linfa vitale de "L’ora legale" sono le inimitabili maschere dell'effervescente Ficarra, la flemmatica comicità del pacato Picone, l'armonia di contrasti cui entrambi danno vita.

Su questa base si snoda il geniale mix di colpi di scena, battute graffianti, gag esilaranti, riflessioni dal retrogusto amaro sapientemente condite da un'insopprimibile carica goliardica. In questo contesto sfilano i vari personaggi, tutti elementi imprescindibili di una narrazione dinamica e mai scontata, perfettamente intonata ai tempi comici, figlia dello stile del duo siciliano.

L'ora della legalità?

Le scene trascinanti e le risate incontenibili aprono la via a molteplici riflessioni, che spingono ad immedesimarsi in personaggi e situazioni. Tra un sorriso dolce e uno amaro, viene naturale immergersi nell'affresco della propria quotidianità, nelle onde della propria coscienza. Il film interroga lo spettatore, non traccia rigide linee di confine, non dà soluzioni. Indica, però, delle prospettive. Perché, in fondo, siamo tutti un po' "Uno, nessuno, centomila". Siamo "uno" quando inneggiamo a ideali che rimangono sospesi nel terreno intangibile della teoricità, siamo "nessuno" quando decidiamo di non pagare il prezzo dell'essere comunità, delle regole e dell'onestà, siamo "centomila" quando ci muoviamo sul filo della personale convenienza. Ogni momento può essere un bivio, ogni scelta può rappresentare un "passaggio d'ora". Se avanti o indietro, tocca a ciascuno di noi deciderlo.