Perché le più popolari star di Hollywood dovrebbero riunirsi alla corte di W Magazine per mettersi a cantare "I will survive" di Gloria Gaynor? Il motivo c'è ed è estremamente divertente. Emma Stone, Natalie Portman, Amy Adams, Matthew McConaughey, Chris Pine, Hailee Steinfeld, Felicity Jones, e Taraji P. Henson hanno deciso di prendere parte a questo video che si presenta sul web come uno spiritoso attacco al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Il video è diventato virale su YouTube

La bellissima Natalie Portman, la brava Amy Adams, affiancate da Chris Pine fino a una scatenata Emma Stone: la canzone è solo un pretesto per lanciare l'ennesimo messaggio di una Nazione che sembra non voler riconoscere il suo nuovo presidente.

Dopo il discorso di Meryl Streep ai Golden Globe, arriva così una nuova grana pubblica per Donald Trump che dovrà fare i conti con queste "star irriverenti". Di seguito il video di "I Will Survive" di Gloria Gaynor di W Magazine:

Questa canzone non è stata scelta a caso dalle geniali menti che si nascondono dietro al magazine: si tratta infatti di un pezzo che risale al 1978, periodo in cui divenne una sorta di inno alla resistenza, tanto da essere scelta come colonna sonora per accompagnare le rivendicazioni sia dei movimenti femministi ma anche e soprattutto per quelli Lgbt. Andrew Garfield, Michelle Williams, Joel Edgerton, Hailee Stenfield, Greta Gerwig, Michael Shannon, Dakota Fanning, Matthew McConaughey sono solo alcuni dei tanti volti che hanno deciso di aderire a questa causa.

Donald Trump pronto all'insediamento

Proprio ora che Donald Trump è pronto a insediarsi e diventare ufficialmente il presidente degli Stati Uniti, arriva questo nuovo "inno" che invita tutti i suoi hater a tenere duro.

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E' una sorta di antidoto, come è stato spiegato da W Magazine, "per cercare di dare coraggio a una Hollywood ancora in lutto". Tantissime star infatti erano uscite allo scoperto e si erano schierate a favore di Hillary Clinton negli ultimi mesi e questa nuova trovata non fa altro che rappresentare il grido di un Paese che rinnega il suo presidente.