Iacopo Melio è un giornalista freelance simbolo di coraggio, passione e rivoluzione, in un'Italia che non riesce più a unire le persone. Oggi 27 marzo 2017 lo abbiamo conosciuto meglio.

A.R. - Parlaci un pò di te, cosa fai nella vita e quali sono le tue passioni? Insomma descrivici la tua giornata tipo.

I.M. - Sono uno studente di scienze politiche, indirizzo ''comunicazione, media e giornalismo''. A parte studiare - ultimamente poco - mi occupo di comunicazione, sopratutto nel mondo digital. Sono un giornalista freelance e in particolare lavoro per Fanpage, la testata online più letta d'Italia, ma mi occupo anche di social media marketing per privati e aziende che vogliono promuoversi online, affermando la loro identità e presenza sul web.

Su questa scia, porto avanti una campagna di sensibilizzazione (diventata poi Onlus nel 2015) chiamata #vorreiprendereiltreno, che ha come obiettivo quello di sensibilizzare alla disabilità, in particolar modo all'abbattimento delle barriere architettoniche, per un Paese accessibile a tutti.

A.R. - Il 31 Gennaio 2015 hai fondato la Onlus #vorreiprendereiltreno, che ha come obiettivo quello di aiutare le persone disabili. Quali traguardi siete riusciti ad ottenere dal 2015 ad oggi?

I.M. - Vivo molto '' alla giornata '', obiettivo dopo obiettivo, l'esperienza con #vorreiprendereiltreno. Ad oggi siamo riusciti a fare dell'ottima sensibilizzazione, stringendo anche accordi importanti con Trenitalia che si è impegnata a rendere accessibile 264 stazioni circa entro il prossimo anno, ma anche con la Regione Toscana abbiamo stretto un canale di dialogo diretto e costante.

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L'ultimo obiettivo raggiunto riguarda l'acquisto, completamente grazie alle donazioni di chi ci segue, di una macchina nuova accessibile ai disabili per il trasporto scolastico di ragazzi in carrozzina nel mio Comune. Per il futuro puntiamo a tante altre vittorie simili.

A.R. - Cosa pensi della possibilità della legalizzazione delle droghe leggere in Italia?

I.M. - Legalizzare è un dovere, non solo la difesa di un diritto. I guadagni che si otterrebbero sono molteplici: si creerebbe un monopolio pari a quello del tabacco o dell'alcool che farebbe ingrassare le casse dello Stato, permettendo di risanare il debito pubblico; si avrebbe un controllo del prodotto in termini di qualità e quantità, combattendo lo spaccio e limitando il consumo all'uso personale; si diminuirebbe l'utilizzo di droghe pesanti; si permetterebbe ad un sacco di malati di avere accesso a cure naturali e statisticamente efficaci, che sostituirebbero farmaci ''classici'' ma nocivi per alcuni aspetti; si offrirebbero un sacco di posti di lavoro, ripristinando la filiera di produzione della cannabis.

Insomma, il problema non è la sostanza, ma l'utilizzo che se ne fa e la coscienza o meno del consumatore. Non esiste un motivo per non essere favorevoli.

A.R. - Ti occupi di diritti, libertà ed uguaglianza. Riguardo queste tematiche, cosa miglioreresti in un paese come l'Italia?

I.M. - Manca una vera cultura dell'inclusione e dell'uguaglianza, si ha ancora troppa paura del diverso. Bisogna insegnare alle persone a mettersi nei panni degli altri, a capire che sono coinvolte e partecipi anche senza volerlo. Manca una coscienza attiva, la voglia di mettersi in gioco e di condividere. Quando capiremo che uno scalino eliminato è un aiuto anche per le mamme con il passeggino o per gli anziani con il bastone, allora avremo imparato a pensare ad un contesto urbano davvero per tutti.

A.R. - Parlaci del tuo futuro. Hai progetti in mente? Hai dei sogni che vorresti realizzare?

I.M. - Sogno di poter essere un piccolo ingranaggio nel motore del cambiamento culturale di questo Paese, puntando ad una rivoluzione culturale effettiva, che smetta di vedere una persona in carrozzina con timore o compassione, ma che anzi sia disposta e pronta ad offrire gli strumenti necessari per permettergli di scegliere il futuro che desidera, come tutti gli altri.