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Tutti, prima o poi, attraversano nella propria vita un periodo di cambiamento psico-fisico che può manifestarsi in modo più o meno problematico come passaggio all’età adulta. Questo porta spesso inevitabilmente all’erronea convinzione che il mondo non capisca i propri bisogni, ci si chiude in se stessi, nei casi più gravi si soffre di crisi depressive e, talvolta, si cade in una spirale che porta alla morte se non si trova ascolto e comprensione da parte di amici e familiari.

La Blue Whale Challenge, che sarebbe nata attorno al novembre del 2015, è un “gioco” molto pericoloso di matrice russa di cui si è molto sentito parlare in questi ultimi tempi a causa dell’allarmante numero di suicidi indotti da questa sadica sfida in tutto il globo, popolare soprattutto tra gli adolescenti.

Nonostante i siti che ne parlavano siano stati chiusi e gli autori del gioco arrestati, ne restano purtroppo ancora moltissime tracce sul web. Diventata solo negli ultimi mesi di scottante attualità nel panorama italiano, dopo il suicidio di un ragazzo di Livorno e la confessione di una liceale di Pescara di aver preso parte al gioco, la polizia ha deciso di indagare su una quarantina di segnalazioni, nonostante i casi potrebbero essere molti di più.

Sembra incredibile anche solo pensarlo, ma Philip Budeikin ha ideato [VIDEO] un gioco che spinge i ragazzi più deboli e psicologicamente labili a mettere la parola fine alla loro vita, attraverso cinquanta orribili prove guidate da un “curatore”, termine che qui viene usato con un’accezione più che macabra, in quanto questo individuo dovrebbe aver cura della propria vittima fino a spingerla all’atto del suicidio.

Un gioco che prende il nome dall’abitudine delle balene di spiaggiarsi per poi lasciarsi morire per un motivo non ancora ben noto si è diffuso sia nella rete ufficiale che nei meandri più oscuri del deep web, lì dove ogni tipo di perversione e illegalità fanno parte del quotidiano.

Il gioco è stato d’ispirazione anche per il Cinema: poco tempo dopo la diffusione della Challenge, esce nelle sale cinematografiche statunitensi “Nerve” un film con forti parallelismi alla Blue Whale, così come la serie televisiva voluta dalla cantante Selena Gomez e trasmessa sulla ormai famosissima emittente Netflix: “13 Reasons Why” tratta dal romanzo di Jay Asher, 13, che affrontano temi come il bullismo, la violenza sessuale e hanno come tema centrale e leit motiv sfide sempre più ardite e pericolose che portano poi inevitabilmente alla morte, o presunta tale, dei protagonisti delle vicende narrate. Entrambe hanno portato alla nascita di numerose controversie riguardo alla rappresentazione del suicidio, portando l'argomento anche sulle scrivanie di eminenti psicologi e consulenti scolastici che hanno discusso riguardo i rischi di emulazione da parte dei giovani, affermando che produzioni di questo tipo ispirano gli adolescenti ad immaginare cosa potrebbe accadere dopo la loro morte.

Sebbene però i film e le serie tv traducano tutto questo in una pura finzione cinematografica, la Blue Whale Challenge è spaventosamente vera, pericolosa e attuale.