Gli Slowdive hanno annunciato che durante il tour promozionale del nuovo disco, faranno tappa anche in Italia e per la precisione a Milano. La band si esibirà infatti nel capoluogo lombardo il prossimo settembre. La formazione Shoegaze ha ripreso a girare il mondo da alcuni anni, incantando nuovamente il pubblico con il proprio suono etereo, graffiante e fuori dal tempo. Il nuovo lavoro discografico della band si chiama semplicemente Slowdive, come l'Ep del 1990. Il suono degli Slowdive, come sempre si articola principalmente traghettando le sonorità dream pop e shoegaze, caratterizzate dal consueto muro di suoni struggente ed aggressivo, verso la psichedelia mistica e sperimentale.

Le chitarre si intrecciano dando vita a melodie raffinate e struggenti che si scontrano senza mezze misure con feedback clamorosi e assordanti. Parlando del nuovo lavoro discografico la band afferma che la volontà di riunirsi nasce dall'esigenza creativa di fare nuova musica: tuttavia tale esigenza si è dovuta inizialmente scontrare con la difficoltà nel ritrovare l'armonia d'un tempo: ci sono voluti moltissimi shows in giro per il mondo e tante false partenze, prima di arrivare a questo punto e ritrovare quella personalità e armonia creativa di un tempo che aveva reso grande la band.

Gli Slowdive non hanno certo bisogno di influenze moderne.

Tuttavia tra le note dell'ultimo album è evidente una certa attenzione agli ultimi lavori dei Radiohead, che spicca particolarmente tra le linee di chitarra e i riff di "Slowdive 2.0".

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Il nuovo album della band si articola in melodie e ritornelli travolgenti, sovrapposizioni asimmetriche, cambiamenti ritmici e sperimentazioni vocali: non mancano i consueti riverberi colorati e aggressivi, aggiunti con arte inconfondibile ed armonia assoluta e a chitarre più che mai scintillanti. I sintetizzatori vibranti completano il sound facendo il loro lavoro. Il brano Star Roving colpisce particolarmente per l'utilizzo nello stesso di archi limpidi e gioiosi; in Falling Ashes intervengono clamorosamente dei pianoforti classici, armonizzati perfettamente con un sound decisamente elettronico che la band sa sposare perfettamente con la decisione di sperimentare nel brano una particolare tecnica di sdoppiamento delle voci. Ci sono voluti ventidue lunghi anni affinché la saga degli Slowdive acquistasse nuovamente vita.