E’ in corso per la durata di giugno alla galleria Berardi, nelle vicinanze di piazza Navona a Roma, una retrospettiva sul pittore Francesco Trombadóri (1886-1961), imago dello stilema novecentesco italiano che spazia dal divisionismo a un certo gusto figurativo neoclassico, fino al trend delle Avanguardie incalzanti.

Vita e stile

Il pittore, nativo di Siracusa, inizia il suo iter artistico nell’alveo del divisionismo, molto diffuso nelle prime decadi del Novecento.

Esplora il campo della luce in tutte le sue sfumature, settorializzando il campo visivo-prospettico e infrangendo le pennellate di colore. In seguito si indirizza verso una ricerca formale in seno all’apporto tradizionale espressivo commisto a quello avanguardistico, una sorta di revisionismo dell’iconografia classica attraverso un nuovo filtro.

Frequenta l'Accademia delle Belle Arti di Roma (suo mentore sarà Giuseppe Cellini) avendo tra i compagni di corso Virgilio Guidi e Mario Broglio.

Investito del ruolo di professore di disegno all'Istituto tecnico di Civitavecchia, si diletta nel frattempo anche nel campo dell'illustrazione per un libro di novelle di Henry Barbusse. Trombadóri partecipa alla prima, seconda e terza Biennale romana e alla Biennale di Venezia. Nella fase matura della sua vita svolge l’attività di critico d’arte collaborando con riviste quali l’Epoca e l’Opinione e assieme a Margherita Sarfatti fa parte del comitato d’organizzazione “Novecento Italiano”.

Infine entra in contatto con l’entourage artistico della Scuola Romana di Mafai e Scipione e assorbe, descrivendone, il vivo espressionismo. Nella fase finale della sua vita esula dal figurativismo umano prediligendo temi paesaggistici.

La mostra a Galleria Berardi

La Galleria Berardi sceglie di investire su questo pittore, così delicatamente poliedrico nelle sue manifestazioni artistiche. Il focus espositivo manifesta l’intento di Trombadóri di sottolineare la valenza della tradizione, il pittore con le sue opere mantiene viva la dialettica tra il passato e il classico.

Un nucleo espositivo in mostra appartiene alla fase paesaggistica dell’artista come “Via dei trionfi a Roma” e “Passaggio a livello”; un altro racchiude le sue nature morte, ove la poetica densa e delicata ristabilisce una connessione ideale con il classicismo; infine è presente un’opera, “Figura”, che ha come soggetto un nudo femminile, reclinato, col viso nascosto, espressione di pudore e indolenza.

Una retrospettiva peculiare e preziosa che celebra Trombadóri come un fautore del “Futuro del classico”, come direbbe Settis.

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