Forse non sarà l'edificio più grande e magnificente di Venezia ma, nella sua intimità, il Centro Culturale Don Orione Artigianelli, ospita un piccolo angolo di Sud America nel Padiglione di Antigua e Barbuda. Barbara Paca ha, infatti, allestito una mostra, in questa sede, intitolata "Frank Walter: The last Universal Man 1926-2009", incentrandosi, per l'appunto, sulla figura di uno degli uomini di Antigua che ha dato il maggior contributo alla crescita di questa piccola e, spesso, trascurata realtà. Un personaggio di grande rilevanza attivo in molti ambiti: pittore, scrittore, uomo politico, innovatore e ricercatore del bene per la sua terra, in mostra a Venezia in occasione della 57° edizione della Biennale Internazionale d'Arte.

Frank Walter: artista, scrittore ed eremita eccentrico

Quella di Frank Walter è una figura che, spesso, tralasciamo perché attiva in moltissimi campi, rendendola, in questo modo, difficilmente definibile.

Un uomo vario e completo, complesso e prolifico nei suoi scopi. Nato ad Antigua nel 1926, a meno di vent'anni diventa la prima persona di colore ad essere posta a capo di una piantagione di zucchero, infrangendo i record di produzione per cinque anni. quest'esperienza ha, sicuramente, sensibilizzato Frank Walter avvicinandolo alla realtà del suo paese, determinando la sua volontà di cambiare e migliorare le condizioni di lavoro in cui si ritrovano i lavoratori nei campi.

Lavora per anni (fino al 1961) tra il Regno Unito e la Germania, nell'Europa ricca e lavoratrice del Boom Economico, non limitandosi a scalare i vertici sociali, ma facendo tesoro dell'esperienza e del progresso tecnologico con cui è a contatto in quel periodo, rivolgendo uno sguardo, in particolare, all'industria e alle nuove pratiche all'avanguardia in ambito agricolo.

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Il ritorno in America non è dei più felici, il crollo dell'industria dello zucchero e vari problemi con il governo della Repubblica Dominicana, nella quale si era trasferito, lo ostacolano. Arriva in Antigua con la convinzione di inserirsi nel mondo della politica da Primo Ministro, con i buoni propositi di risollevare le sorti di un piccolo stato sofferente e allo sbando per il crollo dell'economia. Purtroppo non riesce nell'impresa e cambia totalmente settore, concedendosi al mondo dell'arte e della fotografia, mezzi fondamentali per la diffusione di messaggi di progresso.

Decide di finire i suoi giorni in isolamento fino al 2009, anno di morte di Frank Walter.

The Last Universal Man a Venezia

"In generale, gli italiani sono ottimi viaggiatori, e sono generalmente capaci di condursi ai crocevia del mondo, in modo da mostrare come riescano ad apprezzare le differenze razziali di tutti gli altri popoli"-Frank Walter

Dopo una frase di questo tipo, non si poteva negare all'Italia la presenza di Frank Walter e non sarebbe stato corretto moralmente, negare all'artista l'onore di essere esposto alla Biennale di Venezia.

Una mostra che lo mette a nudo, mostrando tutte le sfaccettature della sua arte, dalla giovinezza, al periodo delle piantagioni, al periodo europeo fino alla vecchiaia. Un percorso che mostra la totalità di quest'uomo etichettato, giustamente, come uno dei più grandi pittori del Novecento sudamericano.

Sono particolarmente suggestive, tra le tante opere visibili, i piccoli ma emozionanti "Oli sul retro di una Polaroid", come l'immagine intitolata Notturno, che spicca sulle altre per la bellezza.

Una mostra imperdibile ed efficacie, capace di portare l'interezza di un uomo e del mondo che lo ha circondato.