Il popolo Jenisch rappresenta la terza comunità di nomadi (di origine germanica) più grande in Europa, dopo Rom e Sinti. Sono presenti soprattutto in Germania, Svizzera, Austria, Paesi Bassi, Francia, Belgio, ma anche Italia e Spagna. La Svizzera con le sue 35mila unità è la quarta nazione col maggior numero di Jenisch, di cui si calcola che 5mila siano ancora nomadi e si concentrino nei Grigioni.

Qui, dal 1926 al 1975 circa, i Jenisch hanno subito una persecuzione silenziosa da parte della Confederazione elvetica.

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Agli inizi del Novecento le autorità sentono la necessità di ridurre il loro numero nella società, attraverso divieti di matrimonio, sterilizzazioni e con un progetto ambizioso "Opera di assistenza per i bambini di strada" sostenuto dalla fondazione chiamata "Pro Juventute", che intende eliminare l'ereditarietà dei comportamenti di questa etnia, ritenuti socialmente pericolosi, separando bambini e figli dalle sue comunità, dandoli in affido, adozione o spesso ricoverandoli in cliniche psichiatriche e in carcere, dove subiscono abusi, maltrattamenti, terapie con elettroshock e violenze di ogni tipo, mentre i genitori sono, a volte, addirittura sterilizzati e le loro identità vengono cancellate.

La fine del programma

Dopo mezzo secolo, uno scandalo provocato dal coraggio e dalla determinazione di Teresa Wjss, madre Jenisch a cui le sono state tolti cinque figli e che aveva denunciato fin dal 1961 la Pro Juventute al Tribunale federale ed era stata ascoltata dalla stampa svizzera solo nel 1970, portando all'interruzione del programma di assimilazione forzata e di persecuzione intorno al 1975.

Nel 1986, l'allora presidente della Confederazione svizzera, Alphons Egli, chiese pubblicamente scusa per i fatti e con le vittime e i loro familiari per il sostegno dato da Berna all'opera "assistenziale", riconoscendo la responsabilità politica e morale del paese. Non si conosce il numero esatto delle vittime, ma se ne stimano almeno 2mila, poiché in tale campagna furono attive altre organizzazioni assistenziali, quali associazioni cattoliche che hanno negato l'accesso ai loro archivi.

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Nel 1996, il Consiglio federale ha dichiarato lingua svizzera l'idioma Jenisch, non legata ad alcuna particolare regione.

'Dove cadono le ombre' di Valentina Pedicini

dove cadono le ombre è il lungometraggio della regista italiana Valentina Pedicini (pluripremiata documentarista) e presentato al Festival del Cinema di Venezia, che narra la storia di Mariella Mehr, la cui famiglia venne smembrata negli anni '50 a causa del programma "Bambini di strada". "Sarebbe bello se il pubblico uscisse dalla visione con la curiosità di informarsi di più su questa vicenda - spiega la regista - e con la consapevolezza che bisogna stare attenti. Perché quello che è successo così vicino a noi potrebbe ancora ripetersi. Il mio è un film duro, ma spero ne venga riconosciuta l'onestà". Insomma, a metà strada tra thriller psicologico, dramma, favola nera e biografia, in sala dal 6 settembre, che sembra proprio il caso di non perdere.