flashdance è senz’altro uno dei film cult più amati degli anni Ottanta (specialmente da un pubblico femminile, ma non solo!) e,tutt’oggi, è in grado di coinvolgere donne e ragazze di tutte le età. Così, la pellicola campione di incassi, diretta da Adrian Lyne e scritta da Tom Hedley e Joe Eszterhas, che racconta la storia della giovane e ambiziosa Alex Owens – magistralmente interpretata dall’allora ventenne Jennifer Beals - saldatrice in acciaieria di giorno e ballerina in un locale di notte e del suo più grande sogno di superare l’audizione per entrare all’Accademia di Danza di Pittsburg, ritorna in Italia nella sua versione di musical, in calendario fino al 31 dicembre, al Teatro Nazionale Che Banca!, di Milano.

La regia, con traduzioni e adattamento, è curata dalla nota e brava Chiara Noschese che, con il supporto di un team creativo di eccellenza, mette in scena uno spettacolo con un inedito allestimento teatrale, basato sull’omonimo film della Paramount Pictures.

Dal film al musical

La protagonista è interpretata da Valeria Belleudi, allieva di “Amici di Maria De Filippi” e già interprete di altri noti musical come “Sister Act” e “Priscilla la regina del deserto” e racconta: “Da sempre pratico sport e sono allenata. Con la danza, un po’ come Alex, ho esaudito un sogno che sembrava impossibile: già a 9 anni volevo fare la ballerina ma le mie gambe tendono all’interno e i medici mi avevano sconsigliato la disciplina. Ora con “Flashdance” colgo per la prima volta la sfida anche della recitazione”.

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Al suo fianco il giovane Lorenzo Tognocchi, nelle vesti del ricco e innamorato Nick Hurley. Il resto del cast, composto da altri sedici elementi, non meno talentuosi, anzi, rinvigorisce la scena con l’aiuto di coreografie di danza e giochi di luci sulle quinte che amplificano ritmo e atmosfera che, a tratti, si fa un po’ lenta e piatta, forse anche a causa delle traduzioni dei testi in italiano, che per sua insita poeticità di suono, smorza la forza dei tempi della lingua inglese. Per fortuna però che le coreografie dei brani più famosi come maniac, Manhunt, I love Rock’n Roll o What a feeling con l’assolo di Alex nella scena finale, hanno conservato la loro energia in scena, senza essere tradotti.

Uno spettacolo quello di Flashdance, che fa ben percepire il lavoro di sperimentazione e impegno dell’intero team italiano, nonostante perda un po’ di appeal messo a confronto con le produzioni americane, che vivono il musical come la loro naturale espressione. Ma l’humus dell’intera trama viene preservato, riuscendo a trasmettere al pubblico la passione e l’audacia dei personaggi principali, nonostante le paure e le insicurezze, che non devono mai riuscire a indebolire il desiderio di raggiungere i propri sogni.