L’inizio di aprile del prossimo anno vedrà il ritorno di Bob Dylan sui palchi italiani, per un tour che prevede sei date, tre a Roma all’Auditorium Parco della Musica il 3 , 4 e 5, e altre tre rispettivamente a Firenze il 7 al Mandelaforum, a Mantova l’8 al Palabam e a Milano il 9 al Teatro degli Arcimboldi. I biglietti per la date romane stanno andando letteralmente a ruba, essendone stati venduti 1500 solo nella prima ora dall’apertura della vendita on-line. L’ultimo tour italiano del cantautore insignito nel 2016 del premio nobel per la letteratura era stato nel 2015, dopo la pubblicazione di “Shasows In The Night”, il primo album della trilogia finora dedicata da dylan al repertorio di standard della musica americana e, in particolare, a quelli resi celebri da Frank Sinatra.

A “Shadows In The Night” si sono infatti succeduti “Fallen Angels” nel 2016 e il triplo CD dal titolo”Triplicate” nel corso di quest’anno. Recente è anche l’uscita dell’ultimo capitolo delle “Bootleg Series”, "Trouble No More", dedicata al repertorio del periodo gospel 1979-1981.

Il "Never Ending Tour"

Negli ultimi trenta anni l’attività live di Dylan non si è mai arrestata, configurandosi come un “never ending tour”, per prendere a prestito la denominazione di un suo lungo ciclo di concerti di oramai quasi un paio di decenni fa, circostanza che supporta la concezione predominante che il cantautore americano ha avuto di sé fin dall’inizio della sua carriera, che prese avvio nel circuito di club del folk revival nel Greenwich Village di New York all’inizio degli anni ’60, quella cioè innanzitutto di “performer” prima che di autore.

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L’importanza di Dylan

L’importanza di Dylan nella storia della musica del ‘900 non potrà mai essere sopravvalutata. Primo cantautore nel senso moderno del termine ha aperto la strada a una miriade di interpreti che in tutto il mondo hanno proposto sulla sua scia parole e musica intese non solo per l’intrattenimento, come nel pop, ma anche per una fruizione consapevole del loro valore artistico. In Italia il grande Fabrizio De André ne fu influenzato, rendendogli omaggio alla fine degli anni ’60 con una cover del capolavoro “Desolation Row”. Inoltre, anche Francesco De Gregori è da sempre suo fan e proselita. Anche lui ha omaggiato Dylan in anni recenti, con un album contenente esclusivamente cover del cantautore americano tradotte dallo stesso De Gregori in italiano. In aggiunta al ruolo di primaria rilevanza avuto, con le sue “protest song”, nei movimenti pacifisti e per i diritti civili in USA all’inizio degli anni ’60, ruolo successivamente abiurato da Dylan, è al premio nobel che si deve la nascita del rock come musica adulta, attraverso la memorabile trilogia folk-rock costituita dagli album “Bringing It All Back Home”, “Highway 61 Revisited” e “Blonde on Blonde” alla metà del decennio.