Se siete affezionati al marmoreo thor di Avengers, questo film vi stamperà sul viso un’espressione perplessa.

Il cambiamento radicale che emerge da questo capitolo è il passaggio ad una comicità esilarante dove gli eroi rincorrono gli stereotipi classici ma sono incapaci di incarnali ed inciampano in grottesche quanto esilaranti gaffes che li avvicinano più ai Guardiani della Galassia che agli avengers.

La Storia

Ragnarok, la fine del mondo, sta per abbattersi su Asgard e Thor lo ferma sul nascere proprio nel combattimento iniziale. Ma la vera minaccia si mostrerà un’altra, quando Hela, figlia primogenita di Odino e legittima erede al trono si farà avanti per avere ciò che le spetta dopo secoli di esilio.

Saranno necessarie più forze del solito per superare gli ostacoli.

Stereotipi e visioni alternative

La nota più classica è il cattivo che mina le sicurezze dell’eroe infrangendo ciò che egli credeva indistruttibile.

Thor passa allora in un altro mondo, imprigionato in una realtà grottesca e degna delle migliori discoteche degli Anni 80. Lì viene stravolta la sua immagine, oltre che calpestato il suo ego con nomignoli che nemmeno Tony Stark avrebbe saputo inventare.

Tutto si allontana dagli standard che conosciamo. Incontreremo un Loki collaborativo e sensibile che si schiera al fianco dei buoni con una correttezza degna dei migliori eroi e ti fa sperare che qualcuno intervenga e lo esorcizzi. Mentre la perfida Hela, nel cui ruolo una tenebrosa Cate Blanchett sfoggia il suo lato intrigante con grande fascino e maestria, è forse la sola a mantenere le movenze da fumetto e la plasticità dell’originale.

Parliamo poi di Hulk: il gigante verde, che domina sul gracile Dott. Banner dai tempi di Sokovia, si esprime ora con un linguaggio che tanto ricorda la comica versione di Frankenstein incontrata in Hotel Transilvania al punto che, da un momento all’altro, ci si aspetta di sentire “fuoco brutto” e si sente tanto la nostalgia del caro vecchio “Hulk Spacca”.

Stile Anni ‘90

A parte la scelta di Immigrant Song come colonna sonora delle battaglie, il ralenty e l’uso del neon del pianeta-discarica fanno sembrare questo film un perfetto videoclip degli anni Novanta, privo di eleganza e grottesco tanto da far ridere a crepapelle.

Un Thor diverso quindi, fallato, vulnerabile e che ammette di avere bisogno di altri per poter sconfiggere il nemico, affermandosi come leader ma divenendo capitano di una squadra e non più eroe indiscusso.