“Chi si aspetta scene raccapriccianti resterà deluso!” parola di Matteo Garrone, che commenta così per Vanity Fair il suo “Dogman” in concorso al Festival di Cannes. Il clamore mediatico di un film ispirato al delitto del “Canaro della Magliana”, come venne chiamato Pietro De Negri, l’assassino reo confesso di Giancarlo Ricci ,e diretto dal regista di Gomorra, fa presupporre contenuti splatter, ma così non sarà. Il film, in concorso per l’Italia, viene definito dal regista “molto liberamente tratto dal libro di quella vicenda di cronaca”.

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Era il 21 febbraio del 1988 quando Pietro De Negri titolare di un’attività commerciale per la pulizia dei cani in via della Magliana, che all’epoca non era ancora assurta allo status di toilette ma era un semplice, popolano ed un po’ spregiativo “tosacani”, confessa alla Polizia di aver torturato ed ucciso Giancarlo Ricci, un ex pugile che dalle parole dell’assassino viene descritto come un boss di quartiere, pronto a prevaricare e menare le mani; figura questa che, per gli inquirenti dell’epoca, apparve magistralmente inserita in quella periferia romana di 30 anni fa, pervasa da criminalità organizzata e spietata e un sottobosco di bulli che facevano la voce grossa.

In quei giorni la cronaca dei maggiori quotidiani riferiva di un agguato del “sottomesso” De Negri al “prepotente” Ricci, legato in una gabbia per cani e torturato fino alla morte, con tanto di amputazioni suturate dal fuoco.

L’ho ucciso io, era un prepotente

Il corpo di Giancarlo Ricci venne ritrovato al quartiere Portuense orribilmente scempiato il 19 febbraio del 1988: il suo assassino resistette quarantottore, poi crollò e raccontò agli inquirenti, durante un interrogatorio fiume in questura, di essere lui l’assassino e di averlo fatto perchè non sopportava più l'arroganza del Ricci nei suoi confronti.

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La presa di distanza del regista da quel fatto di cronaca è legittima e quasi necessaria, in quanto tutti i protagonisti diretti ed indiretti di quel fatto di cronaca hanno espresso la volontà di consegnare all’oblio quella brutta storia: lo vuole Pietro De Negri, che ha scontato la pena ed è uscito dal carcere nel 2005 e ha chiesto di essere dimenticato, e lo spera anche la famiglia di Giancarlo Ricci, che non accetta la descrizione del figlio che ne ha fatto il suo assassino, che si dice convinta che il "canaro" sia solo uno degli autori del delitto e che “i colpevoli sono degli intoccabili”, aggiungendo una critica alla pellicola di Garrone, “stanno uccidendo mio figlio per la seconda volta”.

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