Rimarranno in mostra fino alla metà del prossimo mese di settembre, ad Altomonte, in provincia di Cosenza, le opere del calabrese Franco Azzinari, definito da Sergio Zavoli il "pittore del vento", forse per la capacità di cogliere l'attimo che segna il movimento percepibile della natura, trasformando la tela in fenomeno vitale ed estremo. Non a caso, la mostra ha per titolo "I venti della primavera", come a voler cogliere un tempo nel quale l'esplosione dei colori è il sintomo di un risveglio vivido.

Un artista global

Il pittore calabrese, nato nel 1949 a San Demetrio Corone, in provincia di Cosenza, è un globetrotter instancabile, capace di attrarre, con la propria sensibilità artistica, personalità complesse come Fidel Castro, Compay Segundo, Luciano Pavarotti, Gabriel García Márquez, solo per citarne alcune.

Inizia la propria carriera come ritrattista di strada in Francia ma già nel 1977, a Lerici, allestisce la sua prima mostra personale. Da lì il decollo verso una carriera caratterizzata dalla ricerca costante di luoghi che lo incuriosiscano e lo stimolino artisticamente, luoghi dei quali egli prova a coglierne l'anima, l'essenza vitale, transitando dall'impressione formale all'espressionismo del tratto limpido, intenso, scabro. Così accade a Parigi, a Cuba, alle Seychelles, in Brasile, poi in Grecia, infine seguendo la scia dei luoghi cari ad Hemingway, ma ancor prima in Estremo Oriente. Senza dimenticare la sua Calabria, terra capace di una vertiginosa seduzione per la sua violenta e multiforme bellezza.

Una celebrità mondiale

Concedendo ad Azzinari uno spazio espositivo permanente, correttamente denominato "Museo Franco Azzinari", nella Torre Pallotta, monumento antichissimo di origine Normanna (lo si fa risalire al 1052), il Comune di Altomonte, fin dal 2002, ha recepito il valore artistico e la fama autentica dell'artista calabrese.

Il quale ha esposto negli Stati Uniti (Boston, Chicago), a Cuba e, ovviamente anche in Italia, nel complesso monumentale dei Dioscuri al Quirinale.

Lo stile di Azzinari

Di lui si racconta l'interesse verso le tele di Gauguin, Van Gogh, Monet: si tratta di riferimenti significativi ma non esaustivi per un pittore che ha attraversato il Novecento, un secolo così denso nella ricerca artistica da non poter lasciare, se non un'impronta indelebile, almeno una traccia profonda. In Azzinari la si avverte nella tavolozza dei suoi paesaggi ma ancora di più nella ritrattistica dalla quale emerge la felice combinazione di una Pop Art fortemente caratterizzata dal segno espressionista: forse è l'aspetto più evidente dello stile di Azzinari, il suo reale, penetrante talento che muta la sensazione in forma. Le sue tele diventano rivelazione di anime: quelle umane e quelle della natura, allo stesso modo.