Quando più individui hanno rapporti di parentela e condividono uno stesso spazio, nella stessa città, nella stessa nazione, essi costituiscono un gruppo sociale caratteristico e da sempre presente nella storia dell’uomo: la famiglia. Va da se che, la presenza dei collanti – affinità di intenti, legami affettivi, convivenza costruttiva – per dare a essa una prospettiva temporale ragionevole, costituisce il suo fondamento; tuttavia, il progetto non sempre riesce a guadagnarsi un terreno solido sul quale ergersi.

La romanziera Sara Rattaro, infatti, presenta nel suo recentissimo libro, “Andiamo a vedere il giorno” (Sperling & Kupfer, pag. 196) pubblicato il 6 novembre 2018, una storia familiare dove alcune caratteristiche che dovrebbero cementare il gruppo, non hanno avuto la possibilità di manifestarsi al meglio delle loro possibilità.

Una ragazza determinata

Il fulcro del romanzo è stato definito intorno alla figura di Alice.

Il personaggio disegnato così magistralmente da Sara, ha il classico ruolo di ancora sociale o, in questo caso e più precisamente, familiare. Il fatto è che, quando la vita agita come il vento le vele di una famiglia non proprio regolare, l’unica soluzione nella quale sperare, resta quella che un suo membro abbia abbastanza forza per tutti: come un capitano coraggioso dell’ottimo Rudyard Kipling. Ma le similitudini con l’eroe di Kipling finiscono presto; infatti, in “Andiamo a vedere il giorno”, non vi è la presenza di un protagonista spocchioso e ricco, ma una ragazzina che cerca di tenere duro per non far affondare l’unica nave che gli è stata concessa sulla Terra, la sua famiglia che, per quanto imperfetta e complicata, è la sua.

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La storia del libro

Nella famiglia di Alice ci sono soprattutto due note che non riescono ad armonizzarsi con il resto: un fratellino da proteggere e con il quale bisogna comunicare – è nato privo di udito – cercando di dare comunque una parvenza di ‘normalità’ alla situazione; e, secondo problema, un padre pronto ad abbandonare il nucleo familiare. Principalmente, sono queste le cause che spingono la protagonista a diventare sorella maggiore lodevole e figlia modello.

Il suo motto, quindi, prevede prima il bene dei suoi cari e poi, se possibile, anche il suo. Ma è una situazione impari e la sua forza d’animo mostra i primi cedimenti. Fino a quando si ritrova a dover ricostruire se stessa, dalle pur eroiche ceneri nelle quali si è tramutata. Ma, in un momento di così grande defaillance personale, non è sola: c’è Sandra, sua madre, che la sosterrà nello sforzo di emanciparsi dal dolore che si porta dentro.

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