Come tutti gli appassionati della cultura nerd, Enrico Camerra cresce tra enciclopedie e videogames. Vicentino di nascita si appassiona alla musica all’età di 22 anni e si avvicina al mondo delle arti figurative. Inizia un percorso accademico, che lascerà per prendere la strada da autodidatta, sentendo il peso del percorso classico troppo lento e dispersivo. Conosce il maestro Giorgio Scarato, illustratore di Mondadori, Fabbri e di altre case editrici che lo inserisce nel mondo delle tecniche pittoriche tradizionali sempre più fino a decidere di scegliere l’illustrazione come professione.

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Dopo aver frequentato la CGMA Concept Art Academy di Los Angeles, attualmente si occupa di Illustrazione e Concept Art come freelancer, in contemporanea con l’insegnamento. Noi di Blasting News siamo rimasti piuttosto incuriositi dalla passione di Enrico e quindi abbiamo colto l’occasione di fargli una breve intervista ed ecco quello ci ha raccontato.

L’intervista

Ciao Enrico, presentati ai nostri lettori

Salve sono Enrico Camerra e sono docente di concept art presso Event Horizon School di Padova.

Secondo te come è cambiato il mondo delle arti figurative?

In generale, quello che una volta si pensava fosse un ambito puramente artistico, adesso le applicazioni sono tutte molto pratiche. Quindi, tutto è diventato molto più pratico e di conseguenza se si lavora in qualsiasi professione che ha a che fare con le arti figurative è diventato un campo molto più ampio dai tatuaggi, alla concept art, all’applicazione delle animazioni e a tutto ciò che è design.

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È veramente diventato un ambito molto più pratico rispetto ad una volta e secondo me questo è un bene perché l’attività artigianale fa più che bene.

Cosa consiglieresti ad un ragazzo che vorrebbe intraprendere una professione che a che fare con le arti figurative?

Per prima cosa gli consiglierei soprattutto di prendersi tante ma tante ore per fare di pratica e per cercare di prendere più abilità possibile. Inoltre, consiglierei di cercare di fare più orette possibili anche con altri disegnatori, altri professionisti, con altri studenti e con altri aspiranti artisti perché comunque l’unione fa la forza anche in questo ambito.

Poi, consiglierei di cominciare a guardare anche fuori dall’Italia. Ultimo consiglio che darei è quello di avere fiducia e di non pensare all’ambito delle arti figurative come un mondo chiuso e limitato a poche persone perché c’è sempre bisogno di persone brave a disegnare.

Dato che hai realizzato fantastiche caricature di mostri di ogni tipo, qual è stata quella che ha dato maggior impatto?

Probabilmente, quando ho cominciato a lavorare sui mostri direi la prima che ho fatto che è stata un bellissimo demone metà scheletro, cioè una sorta di un non-morto.

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Questa è stata quella che mi ha aperto le porte ad una visione della sperimentazione del design molto più astratta di quella che era in realtà. Infatti, prima ero molto più limitato, molto più vincolato e mi sentivo dentro a dei limiti molto stretti. Poi, da lì ho cominciato a pensare che i limiti in questo settore non ci sono più e che non mi appartengono. Così ho iniziato a lavorare senza vincoli e senza paura e quella creatura demone è stata quella che mi ha aperto la strada ed è quella a cui sono maggiormente affezionato.

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Il 17 febbraio c’è stato un incontro che hai tenuto nella tua scuola. Spiegaci un po’

Il 17 febbraio c’è stato un open day con la nostra scuola, dove abbiamo presentato i corsi. Spero che ci sia una partecipazione sostanziosa, ma quella sicuramente ci sarà. Spero che ci sia grande aumento d’interesse per questo mondo.

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