Sandro Giacobbe è un celebre cantautore genovese nonché padre di almeno dieci grandi successi che hanno fatto la storia della musica italiana. Infatti, ricordiamo “Signora mia”, “Il giardino proibito”, “Il mio cielo la mia anima”, “Sarà la nostalgia” e altri tre capolavori sanremesi tra cui “Gli occhi di tua madre” nel ’76, “Primavera” nel ’83 e “Io vorrei” nel ’90. I suoi brani, conosciuti ed amati in Italia, sono ancora oggi interpretati da molti artisti di tutto il mondo, tra cui Luis Miguel, Cristian Castro, Alex Bueno, Nadalino e Sergio Dalma.

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Sandro ha continuato a scrivere ed incidere canzoni collegate ad incantevoli videoclip, come “Insieme noi”, scelto come Inno del 50° Anniversario del piccolo coro dell’Antoniano di Bologna.

Attualmente, l’artista con l’uscita del singolo “Solo un bacio” ha voluto mettere un po’ di Genova nella sua musica, introducendo delle parti in dialetto genovese e facendole cantare agli “Amixi de Zena”, gruppo folcloristico della città.

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Questo brano, nato a settembre, è frutto di emozioni e stati d’animo cresciuti a seguito della tragedia del crollo ponte Morandi. Inoltre, il cantautore assieme altri suoi amici e all’associazione “Noi per voi” sta sostenendo i minori, i figli delle vittime di quel terribile accaduto. Insomma, cosa c’è da sapere di questo progetto? Lo abbiamo chiesto direttamente a Sandro ed ecco quello che ci ha raccontato.

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L’intervista

Ciao Sandro, abbiamo ascoltato “Solo un bacio”, il singolo dedicato ai minori e alle vittime di quel tragico 14 agosto 2018. Che effetto ti ha fatto scrivere questo brano?

La difficoltà di scrivere questa canzone che è nata un po’ da tutti gli eventi che sono successi, anche se non volevo, ha lasciato una traccia profonda di commozione, di impotenza e anche nel vedere un fatto così tragico.

Quindi, anche non volendo un giorno a settembre ero di nuovo in studio e mi sono messo al pianoforte e ho tirato fuori questa melodia e man mano che facevo la melodia del brano ho scritto il testo che probabilmente avevo già dentro di me perché era un qualcosa di cui volevo davvero parlare. E questo brano è venuto fuori così e poi la mia compagna Marina ha dato questa interpretazione di trovare un riferimento in genovese che proprio avvicinasse anche nel dialetto all’evento di Genova e quindi tutto è stato facile.

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Nel momento in cui si trova la melodia, il testo e quello che era argomentazione è venuto fuori. La difficoltà era quella di non andare a parlare né del ponte, né di Genova e né di tragedie perché se no si finiva per diventare un po’ troppo patetici e non volevo assolutamente quello. Voglio che la gente capisca come fortunatamente sta capendo che parlo del destino, dell’eventualità anche particolare che è dentro in ognuno di noi ogni giorno attraverso le proprie giornate vive.

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Insomma, una cosa la fai in un modo e magari succede che la fai in un altro e può capitare che ti cambia completamente la tua vita. Questo è un po’ il senso che ho voluto dare a questa canzone e poi chiaro che nel video c’è un po’ della tragicità di quello che è successo ma se volevo raccontare un fatto accaduto come quello del ponte si doveva entrare anche in certi particolari. Però, vedo che è piaciuta tantissimo e i complimenti che sto ricevendo solo veramente gratificanti.

Abbiamo notato che ci sono delle sonorità particolari, tra cui la fisarmonica mischiata al dialetto genovese. Perché questa scelta?

Perché la canzone ha quest’aria etnica e mediterranea e sicuramente è la stessa che troviamo nelle canzoni popolari genovesi. Nel testo ci sono alcune frasi in dialetto genovese che tradotte letteralmente significano “Ora che il tempo è davanti non ce ne ho e non ce n’è” oppure “voglio parlare con i Santi, voglio rimanere vicino a lei”.

Il brano parla dell’imprevedibilità della vita e che ci porta a riflettere e a cambiare il destino di ognuno di noi. Come è nata questa tua riflessione?

È nata perché quando succedono degli eventi di questo genere è chiaro che la vita stessa ti porta a riflettere come accade a tutti quanti noi. Magari, facciamo delle azioni giornaliere e che sono sempre le stesse e che magari sulle quali non ci soffermiamo mai e che al momento pensiamo come ad un evento dettato dal destino e purtroppo anche da quello che non si sa nemmeno che cosa possa succedere. Io mi sono rifatto molto a quello che ho sentito come testimonianze di persone che viaggiavano e che si sono fermate prima del ponte ecc… E magari è capitata una persona che si è fermata all’autogrill a bere un caffè e quel piccolo momento di tre o quattro minuti che ha preso il caffè gli ha impedito di finire lì sotto. Quindi, il nostro destino e la nostra vita sono legati anche a queste cose e al fatto che tutto ciò che accade è imprevedibile perché non sai mai cosa può succedere. Come è successo al mio produttore che doveva partire da Roma assieme ad altri e aveva lui i biglietti tutti da cinque persone e lui si è addormentato non è andato all’aeroporto. Quindi, lui ha perso l’aereo e l’ha fatto perdere anche alle altre quattro persone. Praticamente, l’aereo che loro non sono riusciti a prendere era lo stesso che si è andato a schiantare a Palermo contro le montagne. Dunque, loro si sono salvati perché il mio produttore di Roma si è addormentato ma episodi di questo genere ce ne sono. Sono milioni di persone che nel lato positivo o nel lato negativo proprio grazie ad una circostanza cambia la loro vita nel bene e nel male. Dunque, questa riflessione ha portato a scrivere il testo di questa canzone.

Il testo del brano e davvero molto toccante, profondo e con una tematica davvero forte e con tanti significati d’amore per Genova. Per quale motivo non l’hai presentato al Festival di Sanremo di quest’anno?

No, in realtà l’ho presentato a Sanremo, avrei voluto tanto andarci per cantare questo brano ma purtroppo il Festival di Sanremo è anche legato a tanti interessi che sono diversi da quelli di una canzone che poi racconta di sociale e di quello che è successo. Quindi, anche quando poi ho ricevuto tantissimi complimenti per questa canzone da parte di Baglioni, dei diretti interessati e da chi faceva parte della giuria, alla fine non è stata presa. I complimenti rimangono ma purtroppo la canzone non fa Sanremo. Però, è chiaro che l’impatto di Sanremo mi avrebbe dato una grande approvazione e un aiuto grandissimo anche all’iniziativa che sto portando avanti. Io ho chiesto anche eventualmente di andare come ospite così se si apriva una finestra su Genova per parlare dell’argomento magari quattro minuti per cantare la canzone potevo anche farli. Nessuno mi ha risposto però quattro minuti per metterci Raf e Tozzi perché hanno già in piedi una tournée per l’anno prossimo negli stadi, alla fine li hanno trovati. Quindi, vuol dire che qualcuno a quanto pare ha qualche interesse particolare a mettere una cosa piuttosto che un’altra. Purtroppo, viviamo in questa realtà dove l’interesse personale delle volte va a discapito di quello che è un interesse comune e sociale.

Ci saranno due concerti che saranno programmati in Liguria per sostenere il progetto “Noi per voi”, per continuare la raccolta fondi da destinare ai minori. Cosa ti aspetti da quest’incontro?

Sì, terrò questi eventi in Liguria e i proventi dei due concerti e le vendite del disco andranno ad aiutare i bambini rimasti orfani. Mi aspetto tanta promozione sulla canzone perché più promozione faccio, più la canzone è conosciuta e più persone verranno al concerto. Quindi, più persone verranno al concerto e più io posso donare. Diciamo che è più un discorso legato a quanto riuscivo a fare in questi due mesi di lavoro fino ad aprile prima dei due concerti.

Per quanto riguarda i progetti futuri cosa bolle in pentola?

Ma le solite cose... A febbraio un tour di una settimana in America poi torno in Italia e faccio la promozione sulla canzone. Sicuramente da maggio in poi riparte il tour estivo quindi ci saranno serate in giro per l’Italia e spero tanta promozione per la canzone perché questo è importante.

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