È notizia di pochi giorni fa dell'intenzione del Ministero dei Beni Culturali di inserire la Moda e l'ambito del fashion all'interno del circuito dei Beni Culturali.

Il progetto della commissione

A metà dicembre 2018, il ministro Alberto Bonisoli, aveva istituito un apposita commissione per vagliare quelle che dovevano essere le proposte e le varie tappe circa una valorizzazione e inserimento del settore della moda nel patrimonio dei beni culturali italiani andando di fatto a equiparare le realizzazioni di fashion design a quelle “canoniche” di scultura, pittura e installazioni artistiche.

Attraverso un lavoro di sinergia con gli addetti ai lavori e vagliando i vari materiali del settore la commissione a redatto un percorso che porterà molto presto a un giusto posto di Ferragamo, ad esempio, accanto a un Lucio Fontana. L'idea è quella di creare un network, una tela di collegamenti tra istituzioni e luoghi della moda volti alla salvaguardia e valorizzazione di un attività essenzialmente di intelletto e pratica. Il piano prevederà la valorizzazione dei luoghi di produzione, distribuzione, conservazione e racconto della moda, dal museo dell'attività manifatturiera al suo archivio da cui comprendere la storia e i collegamenti dell'impresa.

Il network LuMi - Luoghi della Moda Italiana

La grande tela pianificata dalla commissione prenderà il nome di LuMi – Luoghi della Moda Italiana, un acronimo che ha l'intenzione di spiegare già al primo impatto ciò che rappresenta: una rete di scambi su vasta scala. Di per sé la moda e l'arte, il bene culturale, sono interconnessi reciprocamente dove l'uno influenza l'altro, un po' in tutta la storia dell'uomo e ancor più dal Novecento in poi con una dinamicità sorprendente perfetto mezzo per descrivere la cultura e la “civiltà dei propri tempi” attraverso l'oggetto che ne può rappresentare al meglio la poliedricità.

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Moda

Il circuito LuMi sarà quindi volto alla valorizzazione del settore e all'attività di sorveglianza e tutela attraverso mostre, installazioni, acquisizioni e qualsiasi altro tipo di iniziativa volta a farlo un punto di riferimento del settore per quanto riguarda i suoi risvolti culturali.

Un esempio: Ferragamo

Quella intrapresa dal Ministero è una strada giusta e arriva tempestivamente laddove i privati già si erano mossi da tempo. Vari sono gli esempi, prevalentemente privati che si occupano del settore un esempio che potrebbe essere portato potrebbe essere quello del Museo Ferragamo a piazza Santa Trinità a Firenze.

Si tratta pur sempre del museo di un'industria, ma all'interno del quale si coglie sia la storia dietro le scarpe di un “mitico artigiano della modernità”, ma allo stesso tempo un insieme di modelli inseriti nel contesto delle locandine pubblicitarie dagli anni '30 sino quasi ai giorni nostri. Cogliere il cambio dei tempi, l'evoluzione del gusto e della società gli elementi che hanno ispirato la creazione di oggetti di design unici nel loro genere e che hanno catalizzato l'interesse del mondo.

Un aspetto non secondario è senza dubbio anche il fatto che la moda, il fashion è anche una delle principali voci del made in italy e che non può non essere considerata una parte consistente della nostra cultura, andando a superare la considerazione di mero oggetto vintage ma di vera opera d'arte .

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