Controversa, scomoda, audace, opinabile. Così si presenta la nuova serie tv austriaca Netflix “Freud”, dell’austriaco Marvin Kren, uscita il 23 marzo scorso, che in soli otto episodi è stata in grado di dividere il pubblico degli addetti ai lavori e non.

Il suo risultare irriverente può essere interpretato, d’altro canto, in una vera e propria chiave progressista, che sgancia la figura di Freud dalle pagine dei libri che ci ha lasciato in eredità, proiettandolo su un terreno più dinamico, senz’altro scivoloso e rischioso, e traducendo le sue teorie in una pratica vitale che, ad un’analisi superficiale, può non essere colta.

D’altronde Freud è il padre della psicoanalisi, ed è proprio il fine di questa pratica scoprire ciò che si nasconde sotto la superficie, individuare i movimenti inconsci che portano a galla i significati nascosti delle azioni umane. E la Serie TV, proprio come la psicoanalisi, pretende uno sforzo di interpretazione da parte del fruitore.

Chi è il Freud portato in scena su Netflix?

Abituati ad un’immagine impeccabile del padre della psicoanalisi, la serie non ci risparmia aspetti più oscuri della sua vita, quali la dipendenza da cocaina, di cui egli faceva ampio uso, con il fine di mostrarlo per ciò che era: un uomo con le sue debolezze.

La serie esordisce narrando di un giovane Freud, interpretato da Robert Finster, neurologo, di origine ebrea, che analizza, studia, lavora e indaga nella Vienna di fine Ottocento, capitale dell’impero austro-ungarico.

Egli intende scardinare le teorie in merito alla genesi e al trattamento dell’isteria, la quale, secondo l’approccio tradizionale, costituiva un problema esclusivamente fisiologico. I grandi medici dell’Ottocento ritenevano infatti che la mente umana non fosse altro che un’ “emanazione dei processi fisici che avvengono negli organi”.

Qui entra in gioco la brillantezza di Freud, il quale intuisce l’esistenza dell’inconscio, in cui vengono confinati tutti quegli accadimenti, sofferenze e desideri che la nostra mente sembra aver dimenticato, perché troppo dolorosi, o perché considerati tabù nella società. Tutto ciò che è rimosso dalla coscienza genera disturbi quali l’isteria, e lui si propone di curarli tramite ipnosi, una tecnica che permette al paziente di portare alla luce ciò che è conservato nell’oscurità.

È dopo questa presentazione che la serie entra nel vivo, della narrazione e della psicoanalisi, perché tutte le scene successive sono un alternarsi di episodi consci e rimossi, riproposti al pubblico in una chiave romanzata.

Freud riveste i panni di un vero e proprio investigatore, coinvolto in casi di sparizione e di omicidi che, grazie alle sue indagini, risultano essere collegati, e nascondere più di ciò che risulta evidente.

Per quanto si stia ragionando di una serie tv rivolta ad un vasto pubblico, anche di persone cui l’ambito della psicologia non compete, la psicoanalisi, l’ipnosi e tutti gli elementi delle teorie freudiane sono ben presenti: a cominciare dai titoli degli episodi, che rimandano palesemente alle sue opere.

L’originalità del prodotto consiste proprio nel ricercare i significati ulteriori di ciò che ci viene mostrato.

Freud teorizza le due topiche: inconscio, preconscio e conscio; es, io e super io. Abbandoniamo per un attimo l’immagine di esse come concetti appresi da un libro, e sforziamoci di ricercarli ed osservarli sullo schermo di una tv, di un pc, di un tablet o di un telefono. La prima topica comprende tre veri e propri luoghi della mente, uno più profondo, invisibile alla luce, uno che è possibile osservare, seppur con un certo sforzo, ed uno palesemente manifesto ai nostri occhi.

Questi stessi luoghi li ritroviamo nella serie: nell’ospedale psichiatrico in cui lavora Freud c’è un piano nascosto al pubblico, così come lo è l'inconscio ai nostri occhi, in cui vengono tenuti, legati ed imbavagliati, i soggetti ritenuti più pericolosi.

E cosa c’è di più temibile dei desideri repressi e dei dolori ignorati, per la coscienza umana? Sono rinchiusi nel sotterraneo pazienti che hanno contravvenuto alle leggi agendo d’istinto, in uno stato di trance, o donne isteriche incapaci di reagire a qualsiasi contatto esterno.

Il preconscio lo ritroviamo rappresentato nella casa affianco a quella di Freud, in cui sono accaduti avvenimenti terribili negli anni precedenti, che disturbano il fluire degli eventi per essere ricordati. Con timore Freud entra in quelle stanze, in cui tutto, alla fine, si fa più chiaro ai suoi occhi.

Infine abbiamo la coscienza, tutto ciò che è controllabile e gestibile: l’ospedale psichiatrico, in cui operano i dottori che avversano le teorie di Freud, e che non fanno che ricorrere al principio di realtà; che ridurre tutti i sintomi ad un problema fisiologico, cioè a quanto c’è di più evidente in un paziente.

È molto interessante osservare come nei “piani alti” dell’ospedale psichiatrico ci sia un controllo talmente stringente che le idee di Freud non solo non vengono prese in considerazione, ma gli causano addirittura il licenziamento, mentre le sue azioni hanno successo nel sotterraneo. Come se si volesse alludere al fatto che una persona debba essere pronta ad aprire gli occhi su se stessa, e quindi al cambiamento, altrimenti la terapia fallisce.

Gli altri personaggi della serie

Freud condivide la scena con altri personaggi: Fleur Salomè e Alfred Kiss.

Ella Rumpf riveste i panni di Fleur, una vera e propria medium, una donna in grado di entrare in contatto con altri mondi, il cui dono è però anche la sua malattia.

Sembra infatti non essere in grado di gestirlo, poiché è vittima della contessa ungherese Sophia Von Szapary, che la induce in uno stato di trance per ottenere ciò che vuole. Il ruolo di Fleur è molto importante nella serie, perché grazie alle sue visioni, Freud ricava indizi per portare avanti le indagini sulle sparizioni e gli omicidi. E c’è di più: lei è infatti una paziente del dottore, che, tramite l’ipnosi, riesce a liberarsi dai demoni (che rimandano alla mitologia ungherese, ma che sono le sue stesse sofferenze) che la perseguitano sin da bambina. Questo personaggio è liberamente ispirato a Lou Von Salomè, scrittrice e psicoanalista russa, che Freud ha conosciuto nel 1911 a Vienna al Congresso della Società psicoanalitica.

Georg Friedrich, alias Alfred Kiss, è ispettore della polizia viennese, ex soldato segnato dalle crudeltà della guerra, che si rivolge a Freud per guarire da un’insolita paresi alla mano. È una figura integerrima, di una tale interezza da risultare infine rigida ed inflessibile. È di grande aiuto per Freud nella risoluzione delle indagini.

Chi meglio di questi tre soggetti può interpretare la seconda topica di Freud? Salomè è l’Es, l’istinto che vuole essere liberato, i desideri che spingono per essere soddisfatti; l’ispettore Kiss è il Super-Io, l’autorità che giudica e vieta ogni defezione dalla legge data; Freud è l’Io, che deve destreggiarsi tra ciò che è legge e ciò che è desiderio, ciò che è “giusto” e ciò che è vietato.

A questo proposito, entrano in scena anche altri personaggi, tra cui la futura moglie di Freud, Martha Bernays, che lo supporta nelle sue iniziative, incoraggiandolo a scrivere e a non prendersi troppo sul serio; i coniugi Von Szapary, il conte Viktor e la contessa Sophia, che tramano contro l’impero austriaco, servendosi di Fleur per raggiungere i loro scopi; il dottor Meynert, direttore della clinica psichiatrica, e principale avversario di Freud in campo medico; la famiglia reale austriaca, protagonista di un tentativo di colpo di stato.

La serie è un continuo rimando alle teorie di Freud: egli stesso, mentre scrive una lettera alla fidanzata, ha un lapsus che lo lascia basito; interessante la discussione con il dottor Breuer relativamente al transfert e controtransfert nei confronti dei pazienti; viene, fin troppo palesemente, messo in scena il complesso di Edipo; si parla continuamente di esperienze traumatiche, conflitti inconsci che portano a far ammalare una persona “sana”.

Non si sa ancora se ci sarà un prosieguo della serie

La serie, proprio come la psicoanalisi, non può essere compresa se non si è disposti a fare uno sforzo per vedere oltre ciò che si ha davanti agli occhi. Alla luce di quanto emerso, si comprende meglio il ruolo di investigatore svolto da Freud nella serie, metafora del suo lavoro di indagine sulla psiche umana.

Una cosa però è certa: se non si è pronti a lasciarsi sorprendere, con una buona dose di umiltà, si relegherà la serie ad un crime thriller di sherlockiana memoria, non apprezzando l’audacia del tentativo di offrirci la possibilità di spalancare le porte della nostra mente su ciò che abbiamo dentro e sul quale non ci siamo mai interrogati.

Intanto, non è ancora noto se ci sarà o meno un prosieguo della serie.

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