In Cina il Natale non si celebra, ma a Yiwu, città della provincia dello Zhejiang famosa anche per l'insediamento dei più grandi mercati all'ingrosso del mondo che occupano una superficie di circa 60 milioni di metri quadrati, si trovano oltre 600 fabbriche di decorazioni natalizie. Il regista serbo Mladen Kovacevic ha realizzato un documentario intitolato "Merry Christmas, Yiwu", una produzione a cui partecipano Svezia, Serbia, Francia, Germania, Belgio e Qatar, che è inserito nella programmazione del Biografilm Festival, rassegna internazionale in corso a Bologna dal 5 al 15 giugno 2020 e dedicata alle biografie e ai racconti di vita.

Il film della durata di 94' descrive, con la finalità della rappresentazione oggettiva e senza commenti di voci fuori campo, la realtà quotidiana di giovani operai che non utilizzano macchinari ad alta tecnologia, ma lavorano molto duramente applicando lustrini su ninnoli e palline, confezionando berretti insieme a tanti accattivanti bambolotti di Babbo Natale. Il 12 giugno alle 17 su Mymovies, la piattaforma che recensisce i film diretta da Giancarlo Zappoli, è previsto il collegamento gratuito per la visione del documentario.

Sentimenti nel vuoto a perdere

I ragazzi e le ragazze protagonisti hanno spesso volti e sorrisi in primo piano in una serenità da "glitter", simile a quella del luccichio un po' artificiale degli oggetti di un Natale che è solo produzione protratta tutto l'anno.

Le conversazioni in fabbrica riguardano la velocità nella preparazione dei "pezzi" da assemblare, la pesantezza dei dispositivi manuali utilizzati, la possibilità di poter rientrare a casa per le ferie, forse solo per il Capodanno Cinese. Le fabbriche attraggono da tutta la Cina giovani che vivono come immigrati nel loro Paese.

In una nota di presentazione del documentario è scritto: "La gente scherza sul lavoro minorile in Cina, magari si lamenta del caldo, ma di fondo ciascuno sembra accettare una società "surreale" dove i tuoi colleghi sono la tua nuova famiglia e la fabbrica la tua casa". La cifra del disorientamento esistenziale pare essere messa a punto da Mladen Kovacevic che si sofferma anche sulla descrizione dei problemi d'amore, riprende i giovani in vari momenti, mentre fanno acquisti, mangiano, chiamano casa.

Il benessere conquistato a Yiwu permette l'acquisto dell'ultimo modello di iPhone, ma non salvaguarda dallo sradicamento precoce dalle proprie origini, dalla rinuncia al diritto allo studio, dal contatto giornaliero con i fumi chimici. L'esito è un quadro di esistenze apparentemente patinato e che chiude i sogni nelle vernici colorate.

Un regista che fotografa le storie impossibili

Il 41enne serbo Kovacevic ha già all'attivo almeno altri tre rilevanti lavori. Unplugged è il suo film del 2013 sulla musica insolita e magica dei suonatori di foglie che sanno raccogliere la voce del vento e degli alberi, secondo un'antica tradizione diffusa in Serbia ma destinata a estinguersi. Wall of Death and all that del 2016 racconta, invece, di una piccola principessa del rischio, una bambina che insieme ai suoi fratelli acrobati affronta in motocicletta il "muro della morte" nelle fiere di paese.

In 4 Years in Ten Minutes, del 2018, è data, inoltre, espressione all'esperienza disperata e mistica del primo scalatore serbo dell'Everest. Si tratta di storie in cui la connessione con la natura, l'introspezione e perfino l'incoscienza divengono epiche, ma gli "antieroi" sono proprio i ragazzi di "Merry Christmas, Yiwu" nel loro ritratto che afferra la vita mentre comunismo e globalizzazione s'intrecciano e si trasformano.

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