L'attrice Franca Valeri nelle scorse ore ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera in cui ha trattato tantissimi temi, dal fascismo alla guerra, dalla sua carriera di attrice fino ai rapporti con i colleghi.

Franca Valeri il 31 luglio compirà 100 anni, oggi vive in sedia a rotelle anche se è ancora molto lucida. Come quando deve ricordare il giorno in cui andò a vedere il corpo del Duce a piazzale Loreto a Milano, affermando di non avere provato nessuna pietà.

Franca Valeri: 'Mio papà era ebreo, alla notizia delle leggi razziali pianse'

I ricordi di quasi un secolo di vita sono innumerevoli.

Valeri ricorda il papà ebreo, che alla notizia delle leggi razziali iniziò a piangere. Per l'attrice quello fu sicuramente il momento più brutto della sua vita: da quel momento infatti non poté più andare a scuola. Preparò comunque l'esame da casa, si presentò da privatista in un'altra scuola sperando che non se ne accorgesse nessuno. E andò proprio così. 'L'Italia - commenta ironica Valeri - un po' inefficiente lo è stata sempre'.

Prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale il padre Luigi e il fratello Giulio fuggirono in Svizzera. Lei rimase con la madre, ma quando arrivarono i nazisti fu costretta a nascondersi nonostante la mamma fosse cattolica.

Ebbe poi una carta d'identità col cognome della madre e trovò riparo in casa da amici.

Ma ha il magone a ricordare una giovane ebrea trascinata via dai tedeschi, portata ad Auschwitz e mai più ritornata. Valeri anche per questa ragione volle andare a vedere di persona i corpi senza vita di Benito Mussolini e di Claretta Petacci a piazzale Loreto a Milano. "Volevo vedere se il Duce era morto davvero.

Se ho provato pietà? No. Nessuna pietà. Ora è comodo giudicare a distanza. Bisogna averle vissute, le cose. E noi avevamo sofferto troppo".

La carriera di Franca Valeri e le amicizie con Sordi e De Sica

Nell'intervista al Corriere della Sera, Franca Valeri ricorda che per lei il 25 aprile 1945 iniziò la giovinezza.

Il padre ritornò e lei gli disse che voleva fare l'attrice, anche se lui era contrario. Poi partì per Roma e prese uno pseudonimo, visto che il padre non voleva il proprio cognome sulle locandine. E quindi da Franca Norsa diventò Franca Valeri. Prese così il via una carriera straordinaria tra teatro, Cinema, radio e televisione.

Nell'intervista al Corriere poi l'attrice milanese parla di tanti colleghi con cui ha condiviso il suo percorso artistico, Giorgio Strehler lo definisce un genio, di Alberto Sordi dice: "Sul set stavamo benissimo; nella vita normale non ci sentivamo mai, se non per gli auguri di compleanno: era nato un mese e mezzo prima di me. Non è vero che fosse tirchio". Rapporto speciale anche con Vittorio De Sica, definito "l'amico più caro", mentre di Totò racconta: "Parlavamo di cani.

Li ho sempre amati tanto. Lui ne aveva moltissimi".

Franca Valeri, interrogata a proposito della morte, dice di non pensarci particolarmente, anche se, quando lo fa, a volte prevale la paura e altre la curiosità di vedere cosa c'è dall'altra parte.

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