La giovane poetessa Isabella Esposito si è raccontata parlando della sua seconda silloge "La Voce Di Euridice" ed evidenziando il legame con Napoli e Roma .

Isabella Esposito, nata a Roma il 1° ottobre 2001, frequenta la facoltà di Farmacia e Medicina presso l'Università La Sapienza. Nel 2023 ha pubblicato il libro d'esordio Imparare a vivere (Homo Scrivens). "La voce di Euridice" è la sua seconda silloge poetica (Progetto Cultura Edizioni), vincitrice del Premio SIAE Under 35 nell'ambito del Premio Letterario Camaiore 2025 e proposta al Premio Strega Poesia 2025.

È membro del Centro Culturale Giacomo Leopardi di Recanati. Ha ottenuto il secondo posto al Premio Nazionale Giacomo Leopardi, due menzioni d'onore ai premi Talenti Vesuviani e L'Iguana e il secondo posto al Premio Internazionale Luigi Maria Lombardi Satriani. Ha pubblicato alcuni testi negli Stati Uniti con Vagabond di Mark Lipman e The Los Angeles Press di Linda Ravenswood, ha partecipato alle iniziative del Mexican Cultural Institute di Los Angeles e del World Poetry Movement con Matt Sedillo. Alcune poesie sono state tradotte da Pablo G. Lleonart per il periodico cubano Girón, e altri testi sono apparsi sulla rivista spagnola Autores. Ha partecipato alla giuria dell'Alloro di Dante Junior 2025 per Rinascimento Poetico.

Da tre anni dirige una rassegna letteraria alla libreria Mangiaparole di Roma. Ha collaborato con emittenti radiofoniche italiane e statunitensi, Radio Kaos Italy, UnderPark Radio e KPFK Pacifica Radio. Partecipa attivamente al programma Ready di Michele Piramide, anche da co-speaker. È stata ospite di festival nazionali e internazionali come Argini, La poesia è giovane e tosta, Ariel Festival, Culver City Book Festival, Elba Poetry Festival e Poetry Village, ei suoi testi sono apparsi su blog e riviste culturali, Repubblica di Napoli, Bresciaoggi, Radura Poetica, Neobar, Suite Italiana, Alma Poesia, Anteprima Poetica, Morel e altri.

Ciao Isabella da dove nasce La voce di Euridice?

"La voce di Euridice è la mia seconda silloge edita da Progetto Cultura alla fine del 2024, vincitrice del Premio SIAE Under 35 al Premio Camaiore e proposta allo Strega Poesia.

Prende spunto dal mito greco di Orfeo ed Euridice, pur essendo una narrazione contemporanea. L’idea originaria si sviluppa da un dialogo con lo scrittore Rumi Nicola Crippa, che ha curato la postfazione dell’opera. Durante la stesura non ho mai avuto la presunzione di riscrivere il mito, la mia formazione classica certamente si riconosce, ma io volevo raccontare qualcosa che andasse oltre il mito per fondersi con la ricerca interiore. Il canto poetico è affidato alla figura femminile, una Euridice ventenne e reincarnata nei nostri giorni. Il libro si apre e si chiude con gli stessi versi come se fosse una Ringkomposition, è a tutti gli effetti una storia raccontata in poesia, in cui l’amore è centrale.

Ci sono delle tematiche legate all’orfismo e la parola si fonde ampiamente con la musica. La mia Euridice, vestita d’oro nella raffigurazione in copertina di Dario Grossi, ha il volto di una ninfa, una giovane creatura a metà tra umano e divino, profondamente legata sia alla terra sia al cielo, proprio come la poesia. La protagonista non ha bisogno di essere salvata da Orfeo, può autodeterminarsi e incamminarsi verso un nuovo destino, in cui imparare ad amare sé stessa".

Sei divisa tra l'amore per Napoli e Roma: un ricordo della tua prima opera pubblicata da una casa editrice napoletana?

"Sono nata e cresciuta a Roma, amo profondamente l’Urbs Aeterna, ma spesso mi definiscono vulcanica. Napoli è la città degli antenati, mi ha richiamata a sé grazie alla casa editrice Homo Scrivens, con cui ho pubblicato la mia prima silloge Imparare a vivere nel 2023.

La prima presentazione del libro avvenne negli Spazi GalleriArt nella Galleria Principe di Napoli, con Achille Pignatelli e Annalisa Davide. Ricordo l’odore del caffè, il cielo limpido, l’aria di un nuovo inizio. Per questo motivo devo molto a Napoli, una città ricca di storia e piena d’arte, che andrebbe riscoperta e valorizzata nel modo giusto".

Che cosa significa per te fare poesia?

"Questa è una domanda bellissima e complessa. Il poeta è una strana creatura, fuori dagli schemi della ragione e della scienza, legata al rito antico della parola che si manifesta come una magia, con stupore continuo. In un certo senso è anche profeta, dal greco πρό- e φημί, possiede la parola prima del mondo, accoglie la vibrazione della vita come carne vivente, per trasformarla in suono d’amore.

Fare poesia significa orientarsi nel mondo, la parola delinea il senso delle cose come la luce definisce lo spazio che ci circonda. È anche un atto di cura e di ascolto interiore, di rapporto con il silenzio in una società rumorosa, frenetica e iperconnessa. Mi ha sempre affascinato il pensiero di Novalis, con l'idealismo magico e con i suoi fiori azzurri, che tornano musicalmente anche in Paolo Conte nella celebre “Via con me”.

Quali sono i tuoi modelli poetici ispiratori contemporanei e del passato?

"Giacomo Leopardi è il mio più grande Maestro. A ventuno anni è riuscito ad imbrigliare l’Infinito nello spazio di soli quindici endecasillabi sciolti, ha ricercato la felicità per tutta la vita.

Cito la lettera a Jacopssen del 1823: “se non esiste la felicità, che cos’è dunque la vita?” È il poeta che ha anticipato a tutti gli effetti la crisi dell’uomo moderno.

Ho studiato latino per otto anni a partire dalle scuole medie, greco per cinque anni al liceo classico, ho amato l’Iliade, Saffo, le Odi di Orazio. Allo stesso tempo sono molto legata alle poetesse Alda Merini e Antonia Pozzi, a Charles Baudelaire, Jacques Prévert, Pablo Neruda e Pedro Salinas, Khalil Gibran ne Il Profeta. Una menzione speciale ai Sonetti di Shakespeare e al teatro elisabettiano.

Nel mondo contemporaneo seguo con interesse le realtà oltreoceano, a partire dai grandi della poesia americana come Jack Hirschman, Stanley Kunitz, fino a Matt Sedillo e altri poeti di Los Angeles, Mark Lipman e David A.

Romero, sono onorata della loro amicizia. Ho avuto anche il piacere di conoscere a Roma la poetessa uruguaiana Ida Vitale".

Stai pensando a nuovi progetti lavorativi?

"Non saprei vivere un giorno senza la scrittura, in poesia, in prosa, ho tante idee da esplorare. Il punto chiave rimane essere autentici, non indossare delle maschere, aderire al proprio sentire interiore e connettersi con i propri desideri più profondi. Mi piacerebbe inoltre approfondire il legame con la musica, ho studiato danza al Centro Studi Danza Paganini, sono cresciuta con le musiche di Tchaikovsky. Amo molto anche Debussy, Clair de lune nella Suite Bergamasque che fu ispirata da Verlaine. Sono attiva anche in radio, è un mondo che fornisce ispirazione continua.

Vorrei mantenere sempre uno sguardo attento all’estero, non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti, a Cuba, la poesia abbatte le barriere geografiche per connetterci con la nostra umanità".

Parlaci della tua rubrica

"Da tre anni dirigo una rassegna letteraria alla libreria "Mangiaparole" di Roma. Il progetto è stato avviato in collaborazione con Michele Piramide, poi ho proseguito da sola. Ho avuto modo di accogliere autori non solo romani ma da ogni regione d'Italia, è uno spazio di ascolto e di condivisione, per mettere al centro le voci degli altri poeti, creare una rete di contatti. Così proviamo a ridurre un po' il nostro ego e contemporaneamente ci sentiamo meno soli, partecipi di una ricerca artistica comune.

Sono nate tante amicizie, l'obiettivo è quello di rendere la poesia una casa da abitare per tutti, avvicinare i giovani alla letteratura e creare legami umani dal vivo".

Cosa ritieni si deve migliorare nell'ambito dell'editoria e della poesia?

"Credo sia fondamentale prestare attenzione ai giovani, dare risalto alle nuove voci. I social da una parte hanno favorito le interazioni e sono una vetrina notevole, dall'altra parte c'è il rischio di produrre un tipo di poesia che ha poco di artistico, con il focus su like e visualizzazioni. Si tratta di un terreno pericoloso, per questo invito alla riflessione. Inoltre sottolineo il problema dei lettori, che non sempre sono abbastanza. Per scrivere poesia è importante nutrirsi di versi quotidiani , e questo tra l'altro è un motivo in più per raggiungerci in libreria".