Esce il 6 marzo per Treccani Libri il saggio di Lina Malfona, dal titolo “La fine della Silicon Valley. Architettura del capitalismo digitale”. Il volume, di 216 pagine in brossura, è proposto al prezzo di 19,00 euro.

Nel testo, l’autrice mette a confronto il paradigma della Silicon Valley, storicamente il più grande polo mondiale dell’Information Technology e simbolo del modello tecnocentrico statunitense, con la realtà contemporanea. Lo smart working, la delocalizzazione produttiva e lo spostamento del baricentro economico verso Oriente sembrano rendere superflua la presenza fisica del campus e del quartier generale.

La tesi centrale del saggio è che la maggiore tecnopoli del mondo «non sarà più in grado di raccontare la complessa storia delle aziende dell’informatica che l’hanno resa celebre». Malfona si interroga se la Silicon Valley diventerà «un’area geografica popolata da nuovi monumenti rappresentativi di un’architettura ormai prestata alle logiche del mercato dell’IA», oppure resterà «solo il deposito fisico, l’archivio e il museo diffuso della cultura digitale».

Lina Malfona è professoressa associata di Progettazione architettonica e urbana e fondatrice nonché direttrice del laboratorio Polit(t)ico presso l’Università di Pisa. Il suo approccio intreccia architettura, geopolitica ed economia per offrire una lettura originale e provocatoria dell’attuale fase tecnologica.

Contesto interdisciplinare e rinnovato ruolo dell’architettura

Il libro si inserisce nelle riletture contemporanee dell’architettura come strumento critico per comprendere dinamiche economiche e politiche globali. Malfona utilizza la Silicon Valley come paradigma architettonico e geopolitico, riflettendo sul distacco progressivo tra spazio digitale e spazio fisico. In un’epoca di smart working e outsourcing, l’architettura del campus tecnologico – un tempo emblema di innovazione – diventa un simbolo in dissoluzione. Questa analisi si colloca nella tendenza recente a rileggere i luoghi tecnologici alla luce di nuovi equilibri globali, dove l’architettura non è solo contenitore, ma metafora delle trasformazioni economiche.

L’architettura del potere tecnologico

Poca letteratura analizza la Silicon Valley come operazione architettonica e simbolica. Il saggio di Malfona propone un approfondimento su temi d’attualità che riguardano il capitale tecnologico e la sua manifestazione spaziale. In letteratura urbanistica e tecnologica, spesso si enfatizza il ruolo narrativo dei “tech campuses”; qui è invece messo in luce il loro superamento. Dopo il lock-down e la diffusione del lavoro da remoto, il campus perde la centralità e diventa disallineato con la realtà economica che ormai privilegia l’Asia e la produzione esternalizzata.

La riflessione di Malfona trova eco nelle teorie sull’archiviazione della memoria digitale e sulle dinamiche del capitale cognitivo: il campus diventa museo diffuso o deposito di un’identità culturale tecnologica in crisi. L’approccio è anche una chiamata a ripensare le nuove architetture tecnologiche non solo come spazi funzionali, ma come narrazioni pubbliche e geopolitiche.