NOTA DI CORREZIONE 1/4/26: Questo articolo è stato modificato a partire dal titolo perché era riportato un titolo sbagliato.

In un contesto segnato da ritmi frenetici e da conflitti sempre più normalizzati, Dargen D’Amico, in un intervento all'ANSA, invita a immaginare un’alternativa: "È doveroso raccontare un’alternativa al clima nel quale stiamo vivendo". Riflettendo sull’evoluzione tecnologica e sull’identità personale, osserva: "La tecnologia sta andando veramente rapida e quindi non sappiamo neanche quello che succederà. Magari per farsi riconoscere sarà necessario mostrare le reazioni più intime, così che la macchina sappia esattamente quello che stiamo pensando".

L'evoluzione artistica di Dargen D'Amico e Doppia Mozzarella

Parlando della sua esperienza al Festival di Sanremo, esprime con sarcasmo il disappunto per il piazzamento: "In realtà al televoto io ero sempre ultimo e quindi avrei avuto il diritto all’ultimo posto che è anche un risultato del quale ti puoi vantare con gli amici. Poi, forse, per farmi un dispetto i giornalisti della sala stampa mi hanno dato dei voti più alti e mi hanno rovinato la performance...". Più seriamente aggiunge: "Sono molto curioso di sapere se ho un ruolo, cerco di avere sempre il polso del Paese nel quale vivo perché come diceva qualcuno 'è il paese che amo'. Ma detto ciò, puoi anche non piacere assolutamente alle persone.

Però anche quando arrivi ultimo, si tratta sempre di decine di migliaia di persone che decidono di prendere il telefono e televotare ed è bello...".

Il nuovo album, Doppia Mozzarella, nasce da un lungo lavoro collettivo e rappresenta quasi un ultimo momento “umano” prima dell’avvento dell’IA: "È una fortuna e anche un lusso con i tempi della musica attuale, ma con i tempi di tutto. E poi mi sono detto che forse il prossimo disco lo farà l’IA ed era meglio godersi quest’ultima occasione...".

L'intelligenza artificiale

Sul tema dell’intelligenza artificiale, al centro del brano 'AI AI', avverte: "La macchina sicuramente anche in questo momento ci studia e impara da noi. Non mi sento una Cassandra, quanto piuttosto una cassa di risonanza: è il mio dovere perché riconosco che c’è un problema che è sicuramente più grande di me, più grande di noi ed è per questo che dobbiamo risolverlo assieme.

Dobbiamo cominciare a dialogare schiettamente sulle difficoltà che abbiamo oggi. Ad esempio distinguere una foto reale da una falsa fatta con l’IA. È l’unico momento in cui possiamo affrontare questa discussione, perché domani sarà già troppo tardi. E probabilmente sarà tardi comunque. Però almeno ci avremo provato".

La musica come strumento di dibattito e cambiamento sociale

Rivendica anche l’importanza di diffondere una cultura di pace attraverso la musica: "Ci tenevo particolarmente ad avere la possibilità di raccontare con la musica il valore della pace. A scuola ai miei tempi si facevano i lavoretti sulla pace, si costruiva una cultura di pace. Ora le istituzioni militari cominciano anche a fare lezioni a scuola, vengono invitati anche i giovanissimi ad abbracciare la possibilità di di una soluzione armata...

Ho voluto provare a raccontare un’alternativa al clima nel quale stiamo vivendo".

Infine, parlando del conflitto a Gaza e del ruolo dei cittadini, denuncia una crescente assuefazione: "Si è immobilizzati in questo stato continuo di sopraffazione nei confronti del popolo palestinese e non solo a Gaza, però coperto strategicamente da questo cessate il fuoco a parole. Ormai siamo abituati, accettiamo la possibilità di essere complici di uno stato di conflitto permanente, 'complici' anche perché i politici che prendono le decisioni al posto nostro non ascoltano la voce del popolo. In questo momento incontro solo persone che sono disgustate dal clima nel quale stiamo vivendo, è per questo che l’azione dell’individuo è l’unica soluzione in questo momento".