Il regista giapponese Hirokazu Kore-eda presenta al Festival di Cannes 'Sheep in the Box'. L'opera esplora la resurrezione digitale e il lutto familiare. La storia segue Otone e Kensuke Komoto che, dopo la perdita del figlio Kakeru, accolgono in casa un androide identico, ricreato con intelligenza artificiale e dati del bambino. Il film indaga se il robot possieda coscienza autonoma o simuli il comportamento del figlio, un dilemma che genera reazioni contrastanti: il padre, a disagio, rifiuta l'approccio affettivo del robot dicendogli “non chiamarmi papà”, mentre la madre trova conforto nel vederlo.

L'ispirazione del regista e il significato del titolo

Kore-eda ha dichiarato che l'ispirazione nasce dalla domanda: “Cosa succederebbe se la tecnologia permettesse davvero una forma di 'ritorno dei morti'?” Questa riflessione lo ha condotto a studiare i 'resurrection businesses', suscitando nel regista un profondo senso di inquietudine. Il titolo 'Sheep in the Box' richiama l'episodio della pecora nella scatola de 'Il Piccolo Principe', simboleggiando l'immaginazione e la proiezione affettiva. Per i genitori, ciò che conta è la loro proiezione affettiva sul bambino-robot, suggerendo che il legame possa trascendere la realtà materiale.

Kore-eda: etica, tecnologia e dramma umano

L'ambientazione futuristica di Yokohama, con droni e taxi volanti, serve a Kore-eda per focalizzarsi sulle implicazioni etiche e affettive della tecnologia nel lutto, privilegiando temi come resilienza e contatto umano.

Kore-eda, già Palma d’Oro a Cannes, si conferma autore sensibile alle dinamiche familiari e ai dilemmi morali dell'intelligenza artificiale. 'Sheep in the Box' bilancia filosofia e dramma personale, esplorando il rischio della sostituzione affettiva mediata dalle macchine. Distribuito in Italia da Lucky Red e Bim, il film promette un dibattito sulle potenzialità e i limiti dell'AI nei contesti più intimi, mantenendo la profondità e la poetica del regista.