Il thriller “Non sai niente di me”, edito da Giunti Editore e scritto dall’avvocato romano Paolo Ricchiuto, esplora il complesso tema dell’eredità digitale e i suoi dilemmi. La narrazione si apre con la morte improvvisa di Anna, la cui scomparsa getta il marito Valerio in una disperata ricerca di risposte. Valerio si trova infatti escluso dall’accesso ai contenuti digitali della moglie, custoditi nel suo smartphone: foto, video, messaggi e account social rimangono irraggiungibili, protetti da misure di sicurezza. Anna aveva designato un erede digitale, una figura riconosciuta dalla legge italiana, che nel suo caso non era il coniuge.

Questa scelta inattesa innesca l’indagine di Valerio sul passato della moglie e sulle ragioni della distanza che si era creata tra loro.

L’autore, esperto di privacy, solleva un interrogativo universale: «Cosa accadrà ai dati memorizzati nel nostro smartphone (foto, messaggi WhatsApp, e‑mail) quando non ci saremo più?». Ricchiuto evidenzia come pochi prestino attenzione al destino dei propri contenuti digitali dopo la morte, una tematica tanto quotidiana quanto spesso ignorata.

La trama: segreti e barriere digitali

Nel corso del romanzo, Valerio intraprende un percorso tortuoso per accedere ai segreti digitali di Anna, coinvolgendo amici, avvocati e specialisti, e talvolta ricorrendo a scorciatoie pericolose.

Si scontra con una doppia barriera: quella tecnologica, fatta di Face ID e password indecifrabili, e quella legale, data dalla designazione di un erede digitale estraneo. Il cloud personale di Anna si rivela una vera e propria fortezza inespugnabile, protetta da normative e codici di sicurezza. La tensione narrativa è costante, alimentata da flashback che ripercorrono la storia della coppia, le infedeltà e i conflitti interiori di Valerio, spingendo il lettore a interrogarsi sulla vera conoscenza delle persone più vicine.

Il romanzo illustra le complessità dell’eredità digitale: la nomina di un legacy contact tramite atto notarile garantisce che solo la persona designata – e non necessariamente coniugi o parenti, se non espressamente indicati – possa accedere e gestire dati personali, email e account cloud.

In “Non sai niente di me”, l’identità di questo erede digitale scelto da Anna è il fulcro della vicenda, portando a riflettere su privacy, identità, segreti e la possibilità di tutelare il proprio spazio digitale oltre la vita.

L'autore e la dimensione legale della privacy

Paolo Ricchiuto, avvocato romano classe 1969, si dedica professionalmente alla tutela dei dati personali e alla privacy digitale. Il suo romanzo affronta la privacy post-mortem anche attraverso riferimenti alla giurisprudenza italiana sul diritto di Internet e sull’eredità dei dati. La legislazione italiana consente la designazione formale di un erede digitale tramite atto notarile, conferendogli i poteri di accesso e gestione di tutti i contenuti online, dagli account social alle email e ai file nel cloud.

Solo il soggetto scelto dal defunto tramite questo strumento giuridico può accedere e gestire tale patrimonio digitale, rimanendo precluso a chiunque altro.

La narrazione di “Non sai niente di me” è complessa e avvincente, caratterizzata da capitoli brevi e un’alternanza di piani temporali che ricostruiscono la nascita della coppia, gli anni del matrimonio, i tradimenti e i tentativi di riconciliazione. Figure secondarie, come Giuseppe, l’amico di Valerio, contribuiscono a svelare i motivi della crisi e i misteri lasciati dalla morte di Anna. Il finale, sconcertante, invita il lettore a riflettere su quanto i ricordi e i segreti digitali possano persistere nel tempo, oltre la vita fisica.

Il romanzo di Ricchiuto si inserisce con forza nel dibattito contemporaneo sulla gestione della memoria e della vita digitale, un tema che interpella non solo esperti e giuristi, ma ogni individuo nel suo rapporto quotidiano con la tecnologia.