Dei cosiddetti bottoni bisogna sapere che hanno iniziato la loro vita tanto tanto tempo fa, raccontano storie di vissuti drammatici o fausti, veicolano bei tesori di desideri nascosti, permettono di esprimere creatività. Come oggetto esclusivamente decorativo se ne trova già la presenza nella preistorica età del bronzo. Sembra incredibile, ma per arrivare alla loro funzione odierna, di chiusura e apertura di due lembi di tessuto (pur conservando ancora un utilizzo ornamentale), si deve invece attendere il tardo medioevo.

Sin dopo il Mille le vesti, ogni volta che s'indossavano, venivano cucite con punti molto lenti e scucite quando ci si spogliava. I romanzi della Tavola Rotonda raccontano che "i cavalieri e le dame si addobbavano di profumati abiti di raso (...) poi andavano a dilettarsi nella foresta: allora si scucivano le grandi maniche fluttuanti che le pulzelle sapevano ricucire, per il ritorno, col filo che portavano nelle scarselle".

In letteratura furono menzionati per la prima volta nel poema La Chanson de Roland. Inizialmente i bottoni vennero impiegati quasi esclusivamente sull'abbigliamento maschile, a fregiare, in lunghe file, marsine, maniche e tasche. Nei bottoni c’è molta storia passata, essi raccontano di eventi e luoghi, celebrano re, regine, personaggi famosi e testimoniano pure l’emancipazione femminile.

Il Museo del Bottone di Santarcangelo di Romagna

Il primo e unico Museo del Bottone in Italia, diretto da Giorgio Gavallotti, proprietario della collezione, vanta ad oggi circa 13.000 bottoni dal 1600 ai giorni nostri e si trova a Santarcangelo di Romagna.

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Curiosità

Bottoni indossati nello spazio dai nostri astronauti Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti spiccano con quelli della Regina d’Inghilterra, di D’Artagnan, di Lorenzo il Magnifico, di Mozart, di Meucci, del Fascismo, del Nazismo; interessanti quelli appartenuti a Craxi, a Paolo VI, a stilisti e pittori famosi; non mancano certo i bottoni dei mondiali di calcio, ma ve ne sono molti altri ancora, unici e stupefacenti.

Chi pensa di trascorrere delle vacanze sulla riviera romagnola non può perdere la visita a questo stupendo museo dei bottoni: sovviene spesso istantaneamente la voglia di vedere queste autentiche, incredibili opere d’arte e conoscerne la storia.

La mostra di Palazzo Pitti

Bisogna sapere, inoltre, che nel giugno 2006, addirittura la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino si interessò di questo particolare oggetto acquistando la collezione di bottoni di Alberto Riva, ingegnere di origine comasca (nasce a Casnate con Bernate nel 1848), appassionato di oggetti di arte applicata, incrementò la sua raccolta sino alla sua morte avvenuta nel 1924.

I quasi tremila pezzi, di cui alcuni molto rari con paesaggi e figure dipinti anche da pittori famosi, costituirono la preziosa mostra “Appesi a un filo” allestita a Palazzo Pitti tra il 2007 e il 2008. Ora l’importante collezione Riva è custodita nel deposito della Galleria del Costume di palazzo Pitti. Chissà se sarà possibile rivederla presto.

La simbologia del bottone

È invece, un mondo tutto da scoprire quello sulla simbologia del bottone.

In Sardegna diventa magico, un amuleto scaccia malocchio, e nei sogni? Cosa mai vorrà rivelarci un bottone che appare nei nostri sogni? Il bottone apre alla creatività: ben si presta per realizzare quadri, collane, bracciali e tante tante decorazioni. Meglio ancora con i bottoni della nonna. Sui bottoni sono brava tessitrice di storie tanto sapienti, tanto belle della nostra fantasia. Bastano dei bottoni per bearsi profondamente, isolarsi dal mondo e ricordare dentro di sé momenti piacevoli.

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