Uno studio pubblicato dal think thank tedesco Centrum für Europäische Politik ha proposto un metodo per valutare l'impatto dell'introduzione dell'euro utilizzando una metodologia nota come Syntetic Control. I risultati solo alquanto impressionanti perché includono un costo pro capite per l'italia paria 73mila euro per ogni cittadino e un guadagno di 23mila per la Germania.
La metodologia impiegata è estremamente discutibile perché ipotizza che osservando l'andamento delle economie di alcuni paesi (ad es 63% Regno Unito e 31% Australia) e costruendo una media ponderata sia possibile rappresentare efficacemente quello che sarebbe successo al nostro paese se non avesse introdotto la moneta unica.
Numerose le critiche a questo approccio sono state avanzate da economisti e commentatori economici. In particolare si è detto che questo metodo, proprio della microeconomia, non è adatto per confronti tra interi sistemi economici. Inoltre, esiste un forte arbitrio nella scelta del gruppo di paesi con il quale effettuare il confronto: modificando l'elenco è possibile ottenere conclusioni opposte.
Il pamphlet che ha ricevuto attenzione dai media non la merita
Michele Boldrin, professore di economia alla Washington University in St. Louis spiega in un video perché le conclusioni dello studio sono del tutto inattendibili.
La retorica noEuro approfitta del documento
L'attenzione ricevuta da questo documento che presenta evidenti vizi metodologici è un sintomo preoccupante di quanto la retorica contro la moneta unica sia ancora diffusa.
Lo studio del @CEP_EU sull'euro ha gravi errori metodologici, che non consentono di trarre le conclusioni esposte. Ma è importante per l’impatto che ha avuto sui media e sulla politica italiana: ci segnala un ritorno in grande stile della retorica no euro. https://t.co/8XDOfgHZkA
— Luciano Capone (@lucianocapone) 27 febbraio 2019
Il valore proposto come "guadagno" o "perdita" è furviante
Proporre la differenza tra i due trend analizzati come un guadagno o perdita rispetto all'introduzione dell'euro è fuorviante:non esiste alcun argomento per sostenere che la differenza si imputabile all'euro.
Thread lunghetto in Italiano.
— Alessandro Martinello (@ale_martinello) 25 febbraio 2019
Circola in queste ore uno studio su "20 Years of the Euro: Winners and Losers" che stimerebbe l'impatto dell'euro su diversi membri dell'Eurozona.https://t.co/FhxLhxUdtW
La stima che fa scalpore è questa pic.twitter.com/logkRYCdS4
Cambiando il mix dei paesi l'esito si capovolge
Con lo stesso metodo è possibile ottenere un risultato in cui l'Italia guadagna dall'euro: il giudizio che ha fatto scalpore dipende dalla scelta arbitraria dei paesi di confronto.
Ma così, per esempio, prendiamo un altro donor pool. Prendiamo un altro gruppo di nazioni con cui construire il nostro SC unit. Boom. grafico altrettanto convincente, storia diversa. L'Italia guadagna dall'entrata in €, e comincia a soffrirne dopo la crisi pic.twitter.com/ALVkOW6MXp
— Alessandro Martinello (@ale_martinello) 25 febbraio 2019
Il syntetic control si usa quando il nesso causale è noto a priori
Il vizio econometrico dell'impiego di questo metodo da parte del centro studi risiede nel fatto che non distingue tra trend che sono vicini per motivi casuali e trend che invece hanno un nesso di carattere economico. Per questo motivo andrebbe usato solo quando è nota ex ante l'esistenza di un collegamento.
Perchè lo studio del CEP è una vergogna per gli econometrsti?
— Signor Ernesto (@SignorErnesto) 26 febbraio 2019
Facciamo un po' di chiarezza :=)
Lo studio lo trovate qui: https://t.co/sr1os22DGo
e l'articolo dell' @HuffPostItalia quihttps://t.co/U9xwMNAOnr
guardate...scrivo di getto, e..non scordatelo mai, sono un somaro 1\