L’Apprendista bardo, romanzo d’esordio di Federico Leonardo Giampà, è una vera e propria commistione tra passato e presente, mitologia e realtà, poema cavalleresco e racconto fantastico. Ambientato in una Francia medievale, che richiama gli epici poemi cavallereschi cantati dai bardi, si addentra poi in un mondo fantastico, fatto di luoghi e creature soprannaturali e sconosciuti. È un romanzo che, in svariati punti della narrazione, rimanda al leggendario ciclo arturiano, nel quale si insinuano tratti gotici e oscuri, che fanno da sfondo alla storia dei personaggi.

Epici poemi cavallereschi

Questo romanzo narra di Raymond, figlio del conte di Provenza, il quale, restio nell’imparare a combattere e a partecipare a giostre e tornei come ci si aspetta da qualsiasi nobile medievale, vuole invece diventare un bardo. Fugge quindi dal suo castello, a insaputa del padre e del cugino Gilles, che, a tutti i costi, vorrebbe prendere il suo posto di erede al trono di Provenza.

Durante la sua fuga, incontra diversi personaggi, che saranno suoi fedeli compagni di viaggio. Primo tra tutti Luc, un bardo che è stato trasformato in una gazza dal suo maestro, perché la sua avidità di potere aveva portato il suo cuore ad adombrarsi e a non essere più solamente un cantastorie che, con il suo strumento, fa conoscere a chi lo ascolta i segreti della musica; Luc diventa il maestro di Raymond, e gli insegna i segreti per suonare l’arpa, cosa che l’apprendista imparerà a fare, grazie alle sue doti naturali, in maniera esemplare.

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Poi Ivano, un cavaliere spagnolo, diretto alla corte di Francia per partecipare al torneo indetto dal re per determinare chi dovesse prendere in moglie sua figlia, desideroso di cambiare la dinastia dei sovrani francesi oscurata da un maleficio che impediva alla vita di trionfare in quel regno; purtroppo, nessuno ha fiducia nelle capacità del povero Ivano che, con la sua partecipazione alla giostra, vuole dimostrare a tutti le sue capacità e quanto in realtà anche lui sia un cavaliere degno di questo nome.

E infine Ric, quel troll avido e accumulatore di tesori, che, alla fine, si rivelerà anche un amico leale e fedele. Questa stramba ma unita compagnia intraprende un viaggio fino a Parigi, un viaggio che si rivela difficile e impegnativo, soprattutto per Raymond che si ritrova, in poco tempo, a diventare da ragazzo a uomo. È un viaggio che mette in risalto le parole, la musica, la lealtà nei confronti degli amici.

È un viaggio che alterna luoghi reali e ben ancorati allo scorrere del tempo, a luoghi fantastici e inaccessibili senza un pizzico di fantasia, luoghi abitati da creature straordinarie, luoghi dove il tempo è sospeso e non scorre mai, luoghi dov’è possibile vedere e scrutare i propri sogni, passati, presenti e futuri, e dove nulla è impossibile. La narrazione diventa quindi un’esortazione per il lettore, che viene sollecitato a sognare in grande, a percorrere tutti i sentieri possibili per poter arrivare a esaudire i propri desideri, a superare i propri limiti che, in realtà, sono invalicabili solo perché si pensa che così siano, a spingersi oltre la sua zona di comfort e a lottare per ottenere ciò che desidera.

Il tutto con una vena di nostalgia, per quel periodo storico che, come cantavano i poeti medievali, era popolato da cavalieri valorosi, leali e nobili d’animo, che con coraggio affrontavano le sfide che la vita poneva loro davanti; e che è incarnato perfettamente da Ivano, il quale, con determinazione e audacia, si rivela essere un cavaliere puro, leale nei tornei, così come leale nei confronti degli amici, dimostrando tutta la sua fedeltà nel momento più intenso della vicenda, quando, insieme ai compagni di viaggio, si trova ad affrontare la regina della Foresta Nera tramutatasi in drago infuriato.

Tra fantasia e storia

È un romanzo a metà tra il fantastico e lo storico, ma che diventa anche romanzo di formazione, perché celebra la metamorfosi di un ragazzo insicuro, pieno di paure quale è Raymond che, alla fine della vicenda, si scopre uomo consapevole di sé stesso, sicuro delle sue capacità e delle sue scelte, che non è più spettatore della sua vita, ma diventa attore protagonista scegliendo da sé la sua strada, quella strada che, fin da piccolo, aveva tanto anelato, guardando incantato le mani dei menestrelli che, aggraziate, si muovevano sulle corde di arpe e lire, e che creavano qualcosa di indescrivibile, magico e ipnotico per chiunque avesse la pazienza e la predisposizione d’animo per ascoltarli. Ed è proprio grazie a quella musica, che fa da sottofondo a tutta la narrazione, che tutto si risolve nel migliore dei modi: quella musica che diventa strumento potente e imprescindibile nelle mani di chi sa fare di essa portatrice di magia e bellezza.

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