Dicembre è il mese di Natale. È il mese in cui le persone si affrettano per negozi alla ricerca del regalo perfetto da fare ai propri cari. È il mese in cui i bambini attendono trepidanti l'arrivo di Babbo Natale per vedere esauditi i propri desideri. È il mese in cui si mettono da parte tutte le diete per lasciare libero sfogo alle abbuffate e ai brindisi festivi. Le luci per le strade e le decorazioni natalizie emozionano e rendono quasi magici e indimenticabili questi giorni.

Ma dicembre è soprattutto il mese durante il quale si fa un bilancio dell'anno che abbiamo vissuto e si programmano nuovi propositi e nuovi obiettivi da raggiungere nell'anno avvenire.

Sono giorni che dovrebbero portarci a riflettere sul significato della vita e delle cose

Corriamo incessantemente alla ricerca di ciò che potrebbe renderci felici, dimenticando che in realtà la felicità si nasconde spesso nelle piccole cose, le stesse cose semplici che il più delle volte ignoriamo, perché siamo talmente schiavi dei ritmi frenetici della routine quotidiana da passarci accanto e non notarli neanche, come se non esistessero.

Che sia una stella o un paesaggio o un quadro bisognerebbe imparare a fermarsi di tanto in tanto ed iniziare ad ammirare con lo stupore tipico di un bambino tutto ciò che ci circonda, perché è esattamente lì, in quella semplicità nascosta, che vive la bellezza del creato. Riscoprire la semplicità dei piccoli gesti è lo scopo che si è proposta Elena Zaharova, una giovane grafica newyorkese, la quale ha deciso di trascrivere con un pennarello nero e con una calligrafia ordinata e pulita, delle poesie su ottantasei foglie che ha poi lasciato cadere in una panchina o per terra o sotto un albero di cinque diversi parchi di New York: a Manhattan, a Washington Square, a Bryant Park e a Tompkins Square.

Come lei stessa ha raccontato sul sito di Boredpanda, probabilmente non tutte le foglie saranno state raccolte e lette, ma quei pochi che lo hanno fatto si saranno sicuramente emozionati.

Quello di Elena è stato un gesto semplice eppure profondo

Un gesto fatto per invitare le persone a ritornare ad apprezzare la bellezza delle piccole cose. A sorprendere è il fatto che un tale progetto sia stato messo in atto in una delle metropoli più caotiche al mondo, New York, città in cui la gente si affanna come un'autonoma senza mai fermarsi.

Ma forse proprio questo era ciò che Elena Zaharova auspicava mentre trascriveva su quelle foglie i versi di Bukoski o di Neruda o degli altri grandi poeti, che quelle parole arrivassero a tutte quelle persone che hanno dimenticato di avere una propria individualità, poiché oramai troppo omologate alla massa e tornassero così a sorridere, seppure per un solo secondo dietro il grigiore dei loro volti spenti da una società che ci vuole tutti sottomessi e prigionieri. Le foglie che cadono dagli alberi ci ricordano infatti che la vita è breve e che non bisognerebbe mai sprecarla dietro a cose materiali inutili e prive di importanza.

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