Da quando è iniziata la crisi greca siamo sempre costretti a leggere o ascoltare ovunque notizie che ci parlano di una moneta unica europea deboluccia e piuttosto incline a perdere terreno nei confronti delle altre valute mondiali.

Abbiamo infatti rilevato nei mesi precedenti anche i valori minimi per l’euro da quattro anni ad oggi. Ma le prospettive poco incoraggianti nei riguardi della moneta con la quale ormai conviviamo da quasi dieci anni effettivi devono farci riflettere.

Come molti rammenteranno l’Euro che ha fatto il suo esordio sul mercato dei cambi il 1 gennaio del 1999, entrando poi nell’utilizzo corrente a partire dal 2002 ed ha prodotto sempre e comunque una media di quotazioni rispetto al dollaro che gli ha consentito di veleggiare da cambi variabili tra l’1,21 e i l’ 1,60.

Sostanzialmente ci sono stati momenti in cui per ogni euro ci volevano un dollaro e mezzo ed è quanto dire  se si considera che la crescita economica negli Usa negli ultimi due trimestri è cresciuta a un tasso annualizzato medio di oltre il 4% mentre da noi non si è andati oltre lo 0,6%.

Come quindi è facile appurare il cambio dell’euro non si trova assolutamente in una zona anomala e il suo orizzonte è vasto e limpido e, almeno per il momento – effetto Grecia a parte – non vediamo al nostro periscopio iceberg in vista.

Se tutto ciò non bastasse ricordiamoci che gli esportatori, contrariamente a quanto si possa ipotizzare, dovrebbero essere ben felici di questa “pseudo debolezza”.

Il consiglio utile per gli amici trader è propri quello di puntare sugli scambi  della coppia USD-EUR che potranno dare, sia in un senso che nell’altro, ottime opportunità di cassa.