Non si parla di altro. In Italia, ma anche nel resto dell’Europa, è cresciuto notevolmente il dibattito circa l’economia globale. Negli ultimi mesi infatti, a causa di una crisi generalizzata si utilizzano molto termini che, per molti, risultano assolutamente incomprensibili. Spread, Btp, Bund, recessione e PIL, sono solo alcune delle parole utilizzate di frequente in questi argomenti.
In particolare negli ultimi giorni, le parole chiave di qualsiasi dibattimento economico sono però “Recessione e PIL”. Vediamo un po’ di spiegare meglio. La recessione non è nient’altro che una condizione macroenomica caratterizzata da livelli più bassi di PIL.
Per essere più chiari: si ha una recessione quando non si utilizzano in maniera efficiente tutti i fattori produttivi che potrebbero garantire una crescita economica. Ancora, la recessione si differenzia da una “semplice” crisi economica per fattori prettamente matematici: se la variazione del PIL rispetto all’anno precedente è negativa allora si avrà una recessione economica. Se questa diminuzione è inferiore all’1% si parla però di crisi economica. Se il valore dovesse superare questa percentuale allora si tornerà a parlare di recessione.
In questo concetto, come è facile vedere, è stato più volte usato il termine PIL (prodotto interno lordo). Esso è il valore totale dei beni e dei servizi prodotti in un determinato paese, in un anno, al consumo dell'acquirente finale, agli investimenti, alle esportazioni. Il prodotto è detto interno in quanto prende in considerazione beni e servizi all’interno di uno Stato, mentre si dice lordo perché è al lordo degli ammortamenti (procedimento di distribuzione su più esercizi).