E’ fra i paesi più forti dal punto di vista della qualità ed è una fra le nazioni con più possibilità di espansione sul mercato internazionale. Il Giappone dell’Imperatore Akihito e del Primo Ministro Yoshihiko Noda occupa un ruolo fondamentale nell’ambito del ruolo della qualità e dell’affidabilità dei prodotti venduti. Provare per credere.

Per chi non lo sapesse il sistema della qualità è uno dei quattro grossi sottogruppi fondanti la disciplina economica-aziendale. E’ il sistema più recente nato soltanto agli inizi del ‘900 ma, nonostante ciò, molti studiosi hanno elaborato diverse teorie sullo sviluppo della qualità dei prodotti nei vari stati e molte nazioni stanno avendo un pronto approccio a questa caratteristica fondamentale dei propri beni venduti.

L’impero del Sol Levante ha iniziato la sua espansione economica in leggero ritardo rispetto a tutti gli altri stati europei e asiatici e, anche dal punto di vista della qualità, i primi sistemi di controllo vengono escogitati a partire dagli anni ’70. In Giappone nasce così il concetto di “assicurazione della qualità”, ossia una garanzia di qualità certificata e richiesta dal cliente. Prende dunque vita il Company Wide Quality Control, piano legato alla qualità dalle caratteristiche ben definite.

In primis i giapponesi tendono ad avere un approccio nazionale al problema della qualità: per i nipponici se un prodotto non può garantire un determinato livello di qualità quel prodotto è stato realizzato inutilmente.

La qualità viene prima di tutto e i lavoratori giapponesi ne sono pienamente consapevoli: una perdita di compattezza, di affidabilità e di sicurezza comporta ad una grave perdita. A tal proposito, infatti, l’economista Taguchi aveva elaborato la teoria del Quality Loss Function: la “non qualità” corrisponde ad una perdita. Affrontando il tema della qualità in questo modo i nipponici realizzano prodotti con un numero di difetti e vizi estremamente basso.

Per far si che questa mentalità venga inculcata ai lavoratori sono state abbattute tutte le gerarchie fra i quadri e gli impiegati, fra i dirigenti e gli operai. La rigidità è stata rimpiazzata dal coordinamento e da rapporti familiari fra il management e la manovalanza.

Anche l’addestramento ha un ruolo fondamentale: insegnando ai propri operai la diligenza e i trucchi del mestiere riusciranno a limitare al minimo gli errori in fase di trasformazione del prodotto. Un’ultima curiosità: il Giappone ha introdotto anche i cosiddetti circoli della qualità, riunioni aziendali all’interno delle quali si simulano casi aziendali e si discute su come migliorare le caratteristiche dei beni venduti.