Troppo spesso ai telegiornalisentiamo parlare di inflazione, aumento dei prezzi, dellabenzina e dell'energia, tendenza dei consumatori a ridurre i consumi,crescita o meno dell'occupazione, cassa integrazione e altriparametri che intendono dare degli indici sull'economia delnostro Paese. Tali indici, però, si riducono a volte ad essere dei freddi numeri: appaiono insensibili alle condizioni (spesso difficili) degli stessi telespettatori che, di quei numeri molto probabilmente, sono gli artefici: in quanto produttori, venditori e consumatori.
Tra tutti i dati che i notiziarieconomici forniscono, quello che è più difficile da accettare perle tasche degli italiani è l'aumento dei prezzi di beni e servizi.
L'aumento dei prezzi può essere unadelle cause dell'inflazione, ovvero l'aumento della quantitàdi moneta circolante nel Paese; e se la moneta circolante aumenta, ilsuo potere d'acquisto diminuisce.
In parole spicciole, se prima con 1euro si poteva pagare un cappuccino al bar, ad un certo punto 1 euronon è stato più sufficiente indi per cui, oggi, per accedere a quelbene di consumo dobbiamo sborsare qualcosa di più.
Quando gli aumenti si verificano sudiversi beni e servizi, le nostre spese crescono; a questo fenomeno, però, non si accompagnal'aumento delle retribuzioni: il nostro stipendio rimane lo stesso. A questo punto possono verificarsi duecose, anzi tre.
La prima è che possiamo continuare amantenere il nostro tenore di vita, ma questo comporta che riduciamola quantità di risparmio nell'arco del mese e dell'anno; ridurre ilrisparmio significa che potremmo essere in difficoltà nel caso siverificassero spese impreviste, per cui dovremo ricorrere a prestiti,finanziamenti o mutui (e vanno aggiunti gli interessi).
Ma ridurreil risparmio significa anche non poter accedere a beni di miglior qualità (prodotti più ricercati o apprezzati o di maggiore efficienza).
La seconda cosa che può succedere èche decidiamo di acquistare dei beni surrogati che costano meno, mala cui qualità è inferiore; in alcuni casi questo può ingeneraregravi problemi sistemici dal punto di vista fiscale, ma anche sanitario.
Consumare alimenti di qualità incerta, infatti, causa danni alla salute che nel tempo si ripercuotono sulle nostretasche e sul sistema sanitario nazionale.
I prezzi inferiori di alcuni prodottipossono dare a intendere che nel processo di produzione vengautilizzata manodopera pagata in nero (e questo è un problema per ilsistema contributivo e fiscale, oltreché un problema etico) oppureche il produttore usi materiali scadenti che possono inficiare la bontà, l'efficienza, la durata o la sicurezza del prodotto stesso.
Esistono anche i casi di produttori cheriescono a contenere i prezzi, a fronte della buona qualità, perchéhanno una gestione oculata d'impresa, ma questa è una valutazioneche il singolo consumatore non può fare direttamente.
Terza ed ultima cosa, se i prezziaumentano, si può scegliere di rinunciare ad alcuni acquisti a cuisi è abituati: su scala nazionale si manifesta la riduzione deiconsumi, il rallentamento della produzione, perdita di numerosi postidi lavoro.
Non esiste una scelta giusta osbagliata: il singolo individuo sceglie in base alla propriacondizione sociale; le economie di scala, però, non tengono contodelle realtà dei singoli.