La situazione in Siria sta diventando incontrollabile,daproblema circoscritto alla provincia di Daraa, ad una vera e propriainsurrezione armata (gli insorti la definiscono rivoluzione) il passo è statobreve.

Le cause che stanno portando la Siria verso una striscianteguerra civile sono molteplici e vanno ricostruite partendo dalla storianazionale.

Al potere dal 1962 a seguito di un colpo di stato c'è ilpartito Baath, cheregge le sorti del paese in regime di partito unico. L'attuale presidentesiriano è figlio del defunto Hafez Assad,detto anche il "leone di Damasco", morto nel 2000.

La famiglia Assad è originaria della regione di Latakia,regione montagnosa a nordovest della Siria, caratterizzata da popolazione cheappartiene al credo alawita, una setta radicale di musulmani sciiti che, con idrusi e gli ismaeliti, sono quanto rimaneva di quell'ondata sciita che avevasconvolto l'Islam circa un migliaio di anni prima; isole affiorate dopo che lamarea s'era ritirata.

Gli alawiti, come tutti gli sciiti condividono la credenzasecondo cui Ali, cugino e genero di Maometto e suo legittimo erede, sia statoderubato della discendenza dai primi tre califfi e spingono la loro venerazionenei suoi confronti da conferirgli una natura divina.

Per secoli queste ed altre differenze (credenze di tipoesoterico) li hanno resi invisi ai sunniti (la maggioranza dei siriani), che liaccusano di essere infedeli meritevoli di morte.

Per sfuggire a persecuzionigli alawiti nel passato fecero ricorso alla pratica della dissimulazione, la"taqiya", come fatto spesso da altre sette sciite per non farsi riconoscere ereprimere.

A causadella natura altamente sincretistica della religione, gli studiosi hannosostenuto che l'alawismo è correlato alla cristianità perché gli alawiti hannouna trinità, bevono vino come possibile forma di comunione e riconoscono il Natale.Diverse fonti sostengono che i loro riti comprendono resti dei ritualisacrificali fenici.

Anche se glialawiti riconoscono i cinque pilastri dell'Islam, essi li considerano doverisimbolici e pochi li seguono, motivo questo perché la massima parte deimusulmani (sunniti e sciiti) considerino eretici gli alauiti.

Gli sforzi diHafiz al-Asad nel portare il suo popolo nella corrente principale dell'Islamcompresero la costruzione di moschee, nelle principali città alawite.

Dei clericiriformatori hanno incoraggiato i seguaci alauiti a pregare regolarmente e aseguire i principi base dell'Islam. Bashār ha seguito il padre nello spingerela sua comunità a disfarsi della teologia e dei rituali idiosincratici. Gli shaykhalawiti sono incoraggiati a negare la divinità di 'Alī e a proclamarsiduodecimani.

L'insistenzasul conformismo ha portato a ricche ricompense politiche - gli alauiti godonodi tutti i diritti dei musulmani in Siria e possono reggere l'incarico diPresidente della Repubblica, che deve essere ricoperto da un musulmano secondola costituzione.

Cionondimeno, gli alawiti hanno pagato un duro prezzo per ilsuccesso politico, negando la loro distintiva tradizione religiosa(vedidissimulazione). In essenza, hanno rinunciato alla loro religione, o piùprecisamente, si sono convertiti all'Islam sunnita, per una partecipazione alpotere politico e in ottemperanza al principio dell'uguaglianza all'internodella nazione.

Ai tempidell'Impero Ottomano, cui la Siria era sottomessa, e dopo, durante ilprotettorato francese, la comunità alawita andò ricoprendo le cariche piùimportanti sia nell'esercito che nelle istituzioni. Questo a causa del tasso discolarizzazione medio più alto, favorito dall'uso della lingua francese, che caratterizzònei decenni le comunità alawite rispetto al resto del paese, arretrato efondamentalmente dedito al lavoro nei campi

L a crisisiriana può essere letta (non in modo esaustivo) come scontro città-campagna,ove la città simbolo di modernità e di progresso è rappresentata dalleminoranze alawita, appunto, cristiana e drusa, la campagna invece, arretrata,cristallizzata e conservatrice, appannaggio della popolazione sunnita.

L'eternoscontro città-campagna che si ripropone in tutte le civiltà, tornaprepotentemente alla ribalta anche nella crisi siriana; ne fa da sottofondo.

Già nel 1982quando presidente era Hafez Assad, il padre dell'attuale Bashar, la popolazionesunnita della città di Hama, e delle campagne limitrofe, spalleggiata daimovimenti conservatori islamici, si ribellò al potere in modo violento.

La rispostadello stato fu durissima: la città assediata dai carri armati, la rivoltaschiacciata. I combattimenti furono feroci, la città venne sventrata dallebombe: il calcolo delle vittime è sempre stato approssimativo, da alcunemigliaia a circa 20 mila.

Ilrisentimento da parte della maggioranza della popolazione sunnita della zona diHama in particolare, e di Homs, è durato fino al 2011, al marzo del 2011,quando le proteste di piazza sono iniziate, probabilmente anche grazie allaspinta mediatica rappresentata dalle varie primavere arabe.

Ai militaris'è dato ordine di sparare per porre fine alla rivolta; i rivoltosi stessi sisono auto-organizzati formando L'ELS, l'Esercito siriano libero, nelle cui fileinizialmente confluirono non solo sunniti, ma anche alawiti dissidenti equalche sparuto gruppo druso e cristiano.

Inizialmentel'ELS aveva carattere laico e nelle proprie fila come sopracitato comprendevatutte le comunità che compongono la società Siriana; successivamentel'opposizione armata al governo ha ricevuto finanziamenti in dollari,equipaggiamento ed armi da alcuni stati del golfo persico,(Qatar, ArabiaSaudita) appoggiati dall'Occidente, USA e Francia in primis; al governo sirianoè rimasto fedele lo storico alleato Russo (dai tempi dell'Unione Sovietica),che ha la base militare nel Mediterraneo a Tartus, e vuole mantenere la suasfera d'influenza nella regione, nonché dalla Cina, che rimane neutrale e anzivede nei ribelli siriani un pericolo.

Il frontedell'opposizione armata al governo legittimo è stata sempre più monopolizzata ideologicamentedal cancro qaedista; dalla frontiera Turca sono confluiti migliaia dicombattenti dell'internazionale terroristica islamica: dai ceceni ai cinesiUighuri! Se nei primi mesi le Nazioni Unite avevano indicato nei soldati diAssad, i lealisti, i principali esecutori di stragi ed eccessi, da pochesettimane, finalmente, ha ammesso che le milizie ribelli sono palesementeinfiltrate di terroristi islamici che commettono anch'essi brutali criminicontro l'umanità.

Prospettivedi soluzione politica sembrano lontane;

L'imamsiriano Ahmed Moaz Khatib, attuale leader della Coalizione nazionale siriana, èstato in questo fine settimana sul punto di dimettersi dopo aver tentato dispiegare ai suoi le ragioni che lo hanno spinto a proporre il dialogo colregime di Damasco.

La riunione che si è tenuta al Cairo si è chiusa con unnulla di fatto, ma certamente il ruolo di Khatib ne esce fortemente ridimensionatocosì come appare evidente la frattura che si è venuta a creare all'internodell'opposizione tra chi cerca una via di uscita alla crisi come lui e l'alapiù oltranzista dei Fratelli Musulmani, che respinge qualsiasi ipotesi didialogo con Bashar al Assad.

Si trattadella prima iniziativa di dialogo, che comunque non ha avuto il seguitosperato. I ribelli avrebbero voluto il rilascio dei circa 160 mila imprigionatinelle carceri.

La linea diKhatib s'è scontrata con l'ala dura dei ribelli, quella contraria ad ognicompromesso con Assad; ma ha messo in luce la debolezza dei ribelli in questiultimi mesi di conflitto.

C'è poi darilevare lo stallo delle conquiste sul terreno da parte dell'Esercito libero;gli unici che han fatto conquiste di villaggi, sono i fondamentalisti delFronte di salvezza, messi all'indice dagli USA, che li ha inseriti tra leorganizzazioni terroristiche mondiali. Addirittura in alcuni villaggi libertidal Fronte è stata applicata la sharia, un po' come è accaduto nella parte norddel Mali prima dell'intervento francese.

Dovesse maicadere il regime, si prevedono scontri anche armati tra ribelli laici e sunnitifondamentalisti.

Il quadrofuturo appare fosco; nell'impossibilità militare di vincere la guerra da partedi una parte, il paese rischia la balcanizzazione, con parti di territoriocontrollati su basi etniche e religiose, uno scenario che ricorda anche ilvicino Libano durante la guerra civile : 1975-1990.

In questoquadro è facile poter prevedere che l comunità del presidente Assad, glialawiti, si chiuderanno a riccio nella zona di Latakia, e nelle montagneprospicienti il Libano, loro zona d'origine. Più difficile il futuro deicristiani e dei drusi, comunità schiacciate tra la violenza del regime e quelladelle milizie panislamiche.

Questo è unoscenario di guerriglia e violenza senza fine che sta disintegrando la nazionesiriana; l'inerzia della comunità internazionale sta portando questo nefasto risultato che non potrà nonriverberarsi negativamente in tutta l'area mediorientale, soprattutto inIsraele(vedi raid aereo recente su installazione militare siriana) e del vicinoLibano, l'ex protettorato siriano, che vive una sempre fragilissima pace.