Da ben un triennio lo Stato hastabilito che l'Iva sulla Tia (Tariffa Igiene Ambientale) non è dovuta e quindinon doveva essere richiesta. Ciò nonostante proprio per scarsa informazione eper mancanza di trasparenza molte amministrazioni comunali hanno continuato econtinuano a richiederla in modo del tutto indebito.
Ecco che molte associazioni diconsumatori sono partite lancia in resta per difendere il diritto al rimborsoed al risarcimento per il danno subito a quanti sono in grado di dimostrare diaver pagato tali somme.
Altro Consumo, uno dei piùagguerriti siti a difesa dei contribuenti è scesa in campo promuovendoaddirittura otto class action rivolgendosi direttamente alla magistratura percentrare il bersaglio.
Chi volesse può partecipare ed aggregarsi aumentandocosì la massa della parte attrice. Per informazioni è possibile chiamaregratuitamente (anche dai cellulari) il numero verde 800.18.99.72.
A margine di questa vicenda desideriamoaggiungere che mentre la tassa sui rifiuti aumenta di anno in anno, il servizioche i comuni rendono non è quasi mai rapportabile qualitativamente a quantorestituito sia sotto il profilo della raccolta che sotto quello dellosmaltimento. Secondo lo studio realizzato dall'Osservatori Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva, la Tarsu e laTia sono cresciute nel solo 2012 del 2,8 % annuo a livello nazionale. Napoli èla città dove si paga di più con 529 euro procapite e dove nell'ultimoquinquennio i costi sono aumentati nel periodo indicato dell'87%, seguono poiRoma con 378 euro e Milano con 299 euro pro capite.
Ben otto sono le città dovegli aumenti a due cifre hanno "malmenato" i cittadini. Ecco la classifica: Barie Messina (+22%), Firenze (+21%), Novara (+19%), Avellino (+16%), Trapani(+15%), Milano (+14%), Catanzaro (+10%). Le città meno colpite da questiaumenti sono state invece: Isernia, Matera e Brescia.