Igor Luksic, leader dei socialdemocratici nel governo di coalizione sloveno, è in disaccordo con i leader europei che dicono che il suo paese dovrebbe privatizzare i suoi tre più grandi finanziatori per evitare la miseria di un altro piano di salvataggio della zona euro.

Il docente di scienze politiche che ha rivestito il suo ufficio con i ritratti di Martin Luther King, John Kennedy, Mahatma Gandhi e Che Guevara ha detto che il suo partito avrebbe combattuto questa richiesta.

"Siamo sempre stati contro la vendita delle banche" avrebbe detto Luksic, il cui partito è il secondo più grande nel governo di coalizione guidato dal premier Alenka Bratusek.

I problemi sloveni sono stati al centro dell'attenzione nella riunione di Dublino dei 27 ministri delle finanze dell'Ue su come evitare una nuova crisi del debito dell'eurozona.

"La Slovenia sta affrontando gravi sfide" ha dichiarato Olli Rehn, il commissario economico e monetario per l'Unione, ed "inoltre è chiamata ad un'azione decisiva per ristrutturare e ricapitalizzare il suo settore bancario".

La pressione del mercato finanziario in Slovenia ha messo a nudo come questo piccolo paese dell'euro abbia subito un parziale trasformazione da economia comunista a modello basato sul mercato.

Mentre negli altri stati ex sovietici come Polonia e Repubblica Ceca la privatizzazione delle aziende, i tagli di bilancio e la spinta verso le riforme è stata attuata, gli sloveni si sono tenuti i beni pubblici, hanno evitato i tagli dei costi e ripetutamente salvato le banche di stato, soprattutto dopo la violenta rottura con la Jugoslavia nel 1992.

Ciò ora è diventato una passività per Bratusek che, dopo il salvataggio caotico di Cipro del mese scorso, fa fatica a fermare un picco di oneri finanziari sulla Slovenia e a convincere gli investitori  a cambiare e così ad evitare l'insolvenza.

Bratusek, che è salito al potere solo 4 settimane fa, si è impegnato a rompere il tabù che impone le misure di austerità impopolare e a vendere almeno una delle aziende pubbliche, che da sole compongono quasi la metà dell'economia interna, possibilmente una banca.

Luksic minacciò di lasciare la coalizione se si fossero privatizzate le banche, ma il governo non ha respinto il piano del suo predecessore nell'inserire dei paletti sulla vendita delle due principali attività.



La coalizione di partiti che va dai centristi neo liberali alla sinistra non è unita su altre riforme ed in più anche la strenua opposizione dagli elettori.

Molti credono che la Slovenia non abbia fatto le riforme solo perchè non ne aveva. Il problema era latente visto che le banche sono state strumentalizzate dall'elite politica ed economica e oggi il paese si troverebbe in migliori condizioni se le avesse vendute in passato.

Dal canto suo poco tempo fa la capitale Lubiana assomiglia alle capitali degli stati più sviluppati dell'unione come Austria o Germania e molto lontano invece dalle sue vecchie sorelle ex comuniste.

I suoi standard di vita si attestatavano all'84% della media europea scavalcando i ritardatari della zona come Portogallo e Grecia, mentre godeva più di due volte lo standard della Serbia, da cui si divese nel 1991.

Ma a seguito di una brutta crisi di bilancio, i livelli di debito, una volta invidiabili, hanno raddoppiato al 54% del PIL.

L'Ocse ha avvertito che il livello del debito poteva raggiungere il 100% entro il 2015, se Lubiana non avesse abbracciato la riforma. In particolar modo a pesare sarebbe stato il costo di salvataggio delle banche, l'assistenza sanitaria e le pensioni.

Luksic ha riconosciuto che il suo partito non può fermare la privatizzazione delle banche, ma ha affermato che almeno la Banca Centrale dovtrebbe rimanere nelle mani dello stato. "Questo è lo strumento che lo stato, come stato nazionale, dovrebbe utilizzare per promuovere lo sviluppo".

La spesa statale è circa il 50% del PIL, uno dei livelli più alti del club dei paesi ricchi dell'Oecd.

I governi hanno ripetutamente respinto le offerte straniere a comprare aziende statali, uccidendo di recente la vendita della catena Mercator da parte di un rivale croato.

La tutela degli interessi nazionali è anche ostacolata dall'aggrovigliata situazione di corruzione e clientelismo, una abitudine dura a rompersi in questa piccola realtà nazionale.