A due mesi dalle elezioni del 24-25 febbraio, il "rottamatore" fiorentino sembrava poter essere, dopo la poco fortunata designazione di Bersani, il nuovo premier incaricato. "Se il partito mi sostiene, io non mi tiro indietro", aveva detto il diretto interessato ieri sera ai suoi deputati.
Oggi, invece, frena su un eventuale incarico alla sua persona, definendo la sua candidatura "la più sorprendente e la meno probabile". Insomma la prospettiva di un incarico di governo a Renzi sembra ormai perdere quota.
Eppure c'erano state reazioni positive anche da parte di alcuni esponenti del centrodestra (come Sandro Bondi del Pdl e il sindaco Tosi della Lega).
Ma chi è Matteo Renzi? Quali sono le sue idee, le sue proposte per il Paese?
Matteo Renzi è diventato in poco tempo un esponente di spicco della nuova generazione di politici del centrosinistra. Nato a Firenze l'11 gennaio 1975, è stato presidente della sua provincia tra il 2004 e il 2009, per poi diventare sindaco del capoluogo toscano per il mandato 2009-2014.
Laureato in Giurisprudenza presso l'Università degli studi di Firenze, secondo uno studio di ricerca Datamonitor pubblicato nel 2012 è tra i più amati sindaci di città metropolitane, secondo solo a De Magistris (Napoli) e Fassino (Torino).
Non poche polemiche ha suscitato nel dicembre del 2010 il pranzo ad Arcore, presso la villa privata di Silvio Berlusconi, che poi ebbe a dichiarare: "Renzi porta avanti le nostre idee, sotto le insegne del Pd".
Sempre nel 2010 Renzi aveva lanciato il "movimento dei rottamatori" che prendeva di mira la vecchia classe dirigente del Pd, avendo la ferma intenzione di realizzare un significativo ricambio generazionale all'interno del Partito democratico.
Candidato alle primarie del centrosinistra, al primo turno del 25 novembre 2012 si posiziona al secondo posto fra i cinque candidati, poi al secondo turno, il 2 dicembre, deve arrendersi alla vittoria di Pier Luigi Bersani.
Il programma di Renzi per le primarie puntava ad affrontare i temi più caldi della politica di questi anni: crisi economica (aumenti in busta paga da finanziare con i tagli ai costi della pubblica amministrazione), legalità (lotta alla corruzione e ai grandi evasori), bilancio (drastica riduzione dei costi della politica), occupazione (copertura al 40% degli asili nido italiani), bioetica (aggiornamento della legge 40 sulla fecondazione artificiale alla normativa europea).
Adesso i papabili per l'incarico di governo restano Giuliano Amato ed Enrico Letta, con il primo, già due volte Presidente del Consiglio (lo si ricorda soprattutto per il prelievo forzoso sui conti correnti del '92), per nulla gradito alla Lega.