Il pacchetto lavoro è pronto e il Governo Letta ha espresso le sue volontà in materia di apprendistato e di contratti a tempo determinato. Per far fronte ad una situazione sempre più negativa il Governo ha intenzione di varare un piano che ha alla base minori vincoli e una ferrea lotta alla disoccupazione.
Il punto di partenza sarà la revisione della riforma Fornero, un provvedimento che ha tagliato le gambe a numerosi lavoratori. I nuovi vincoli su collaborazioni occasionali e contratti a termine verranno rivisti per garantire una maggiore "vivibilità" delle persone asfissiate dai rigidi paletti introdotti da quest'ultimo decreto del welfare.
Un primo cambiamento è volto a rivedere il lasso di tempo che deve intercorrere tra la scadenza di un contratto e il suo rinnovo. Con la riforma Fornero si è passati a 90 giorni o 60 a seconda dei casi, con la nuova riforma del Governo Letta la priorità è di scendere ad una soglia di 10-20 giorni e in alcuni casi di azzerare completamente gli intervalli fra un contratto e l'altro.
Un secondo cambiamento è quello che riguarda il cosiddetto "causalone" che verrebbe eliminato. Si tratta di una regola che, per i contratti precari che durano più di 12 mesi, impone alle aziende l'obbligo indicare il motivo economico e per cui il lavoratore è stato assunto con una scadenza a termine e non un contratto a tempo indeterminato.
Questi ed altri vincoli hanno infatti disincentivato l'assunzione a tempo indeterminato, penalizzando progressivamente i lavoratori.
Eliminando il causalone si può essere più flessibili nelle assunzioni e si può arrivare anche all'allungamento a 48 mesi della lunghezza massima dei contratti di lavoro temporanei che oggi durano 36 mesi. Il cambiamento è possibile e il Governo ci sta seriamente pensando. Oltre ad una maggiore flessibilità nelle assunzioni si è pensato anche all'introduzione di un obbligo per le aziende che sarebbero costrette ad assumere almeno il 30% degli apprendisti presenti nell'organico al termine del periodo formativo.
La soglia aumenterebbe progressivamente fino a raggiungere il 50% nel 2015. In caso di mancato rispetto delle regole le imprese perderebbero le agevolazioni fiscali e contributive previste per questo tipo di contratto.