Il lavoro nero è uno dei più gravi problemi dei Paesi europei in quanto sottrae importanti risorse fiscali allo Stato. Dove c'è lavoro nero, inoltre, inevitabilmente c'è anche molta criminalità; per non parlare del fatto che molto spesso il singolo lavoratore è costretto a lavorare senza alcun tipo di assicurazione previdenziale ed assistenziale perché, appunto, costretto da datori di lavoro che non vogliono sostenere i costi relativi all'assunzione ed al mantenimento di un lavoratore dipendente.

Secondo le stime effettuate dalla società di carte di credito VISA, ammonterebbe a 333 miliardi di euro il valore del lavoro sommerso in Italia nel 2013, vale a dire una somma pari al 21% del PIL.

Per quanto questo sia un dato abbastanza noto, non siamo né gli unici né i peggiori in Europa: sempre secondo la società Visa, infatti, il paese con il più alto impatto dell'economia sommersa sul PIL è la Bulgaria, con il 31%, seguita da Croazia, Lituania ed Estonia con un valore del 28%, dalla Turchia con il 27% e dalla Grecia con il 24%.

Dopo l'Italia troviamo invece il Belgio con una percentuale del 16%, la Norvegia e la Svezia col 14%, la Germania col 13%, il Regno Unito e la Francia col 10%, l'Austria con l'8%, ed infine la Svizzera con il 7%.

Ma se il risultato viene calcolato in base alla dimensione assoluta del lavoro nero, e non in percentuale sul Pil, ecco che il Paese apparentemente più solido ed equilibrato d'Europa, vale a dire la Germania, riesce a scalare la classifica fino al primo posto.

Secondo la stima effettuata da Visa, in collaborazione con l'università di Linz, il nero tedesco è pari a 350 miliardi di euro. Su questa base, la Germania è la più grande economia sommersa dell'Unione Europea.