Ad Aprile 2013 si registravano circa due milioni di fumatori di "svapo",le sigarette elettroniche proposte in più di 1.500 punti vendita in Italia(negli ultimi mesi si parla di oltre 4.500 punti vendita); un settore che ha creato circa 6.800 posti di lavoro(ultimi dati registrati, ndr).

Ma per la serie "non è tutto oroquello che luccica", agosto e settembre 2013 hanno evidenziato un calo diaperture; le vendite invece sono rimaste pressocchè costanti. Due mesi "neri" causati forse dalleipotesi di prossimi divieti legislativi sull'uso delle sigarette elettroniche edalla tassazione fiscale più intensa apartire da gennaio 2014: la Fiesel Confesercenti parla addirittura di una maxi tassa che si concretizza nell'impostadi consumo pari al 58,5%.

Il presidente di Fiesel, Massimiliano Federici, commenta lafrenata come in parte dovuta a fattori fisiologici di mercato, e dall'altraparte a quella campagna di disinformazione sulle sigarette elettroniche condottada alcuni media, che attribuiva alle svapo presunti effetti dannosi mai dimostrati,che però hanno fatto effetto sulle scelte dei consumatori.

Tenendo in considerazione questipresupposti, la domanda di molti che vogliono cimentarsi nel settore è dunquese, ad oggi, conviene aprire un negoziodi sigarette elettroniche o meno.

Innanzitutto, se proprio si èdecisi a gettarsi nell'imprenditoria delle e-cig bisogna valutare i tempiburocratici di una qualsiasi normale attività commerciale.

Poi, anche se ilsistema sembra ormai rodato, è sempre bene non avventurarsi nel "fai da te" epuntare sul franchising: i prezzi che girano online sui costi di inizioattività che oscillano tra i diecimila e i ventimila euro, sono corretti.

È bene valutare il mercatolocale: quanti negozi ci sono nel mio territorio? Posso riuscire a crearmi unanicchia nel settore? A questo punto, e considerando leultime sul settore (a livello fiscale si intende), la scelta diventaresponsabile.