Il disagio italiano aumenta costantemente ogni settimana che passa: di fatti non c'è un giorno di pace a palazzo Piacentini, l'edificio del Ministero dello Sviluppo Economico costantemente presidiato dagli scioperanti. Negli ultimi anni sono stati ben 159 i tavoli di crisi aperti per evitare ennesimi licenziamenti, chiusure o ristrutturazioni, interessate le imprese, le multinazionali ed ogni singolo stabilimento.

Fin ad oggi sono oltre 60 gli accordi firmati, questo significa che ben 12 mila lavoratori non hanno perso il posto di lavoro. Sono state messi in salvo: 1600 lavoratori della Micron di Avezzano, 2000 alla Berco, 1400 posti alla Indesit, 850 alla Novelli e via discorrendo.

Nell'ultima settimana circa 150 operai dell'Ansaldo Breda di Palermo grazie all'intervento del governo non hanno perso il lavoro, salvando la rispettiva società. Il bello deve ancora venire, infatti il 2014 sarà l'anno decisivo per quanto riguarda il destino delle industrie italiane, che fine faremo di questo passo?

L'ennesimo dato sconcertante è che oltre 18 mila lavoratori rischiano il posto con oltre venti imprese intenzionate a voler chiudere la propria attività, creando disoccupazione e di conseguenza cassa integrazione. I settori più in crisi sono quelli siderurgici e dell'industria dell'elettrodomestico: rischiano il lavoro oltre 50 mila dipendenti, solo per i due settori citati.

Beh la battaglia è tutta da giocare, ma di questo passo se i costi di produzione, i costi dell'energia, etc, non caleranno, difficilmente le imprese riusciranno ad alleggerirsi, e di conseguenza a non chiudere. Si attendono dunque interventi del governo.