Uno stabilimento rischia di chiudere.Electrolux, l'ennesima industria delocalizzata(un gruppo svedese con sede a Stoccolma) che ha visto nella penisola la sua convenienza di materialie manodopera. Si parla di chiusura di uno stabilimento nell'operoso nord est,da sempre fiore all'occhiello e traino dell'impresa italiana.
Non è la Fiat, che volta le spalle all'Italia - troppo alti i costi della produzione in questo mercato globale -,dopo averla tenuta in ostaggio per decenni e dopo aver, anche, distribuitolavoro e futuro, poi promesse, adesso cassintegrazione.Si paventa una chiusura, dicevamo, a Porcia,in provincia di Pordenone, uno deitre stabilimenti italiani, con una spaccatura fra sindacati e azienda, chemette in campo anche la giovane presidente di Regione, Deborah Serrachiani, che per una volta, senza mezze misure, chiedele dimissioni del ministro FlavioZanonato.
Un lavoratore italiano Electrolux costa all'azienda 24 eurol'ora, contro i 7 euro del collega polacco. La stessa Polonia a cui guarda la Fiat, per la produzione dei modelli Y e 500, la competizione è schiacciante,l'Electrolux arranca dietro icompetitors cinesi e coreani, Samsung edLG fra gli altri. A pagarne le spese, sulla propria pelle, gli operai,considerati nel pacchetto un costo, una forza unitaria, non un insieme dipensieri e di ansie.
In quest'ottica Unindustria Pordenone aveva prospettato un contratto d'impresa impostatosulla diminuzione del costo unitario dellavoro del 20%. E già la nota azienda di elettrodomestici, era inserita nelpiano Rilancimprese Fvg che prevede 98milioni di euro per finanziare un piano di azioni globali e rilanciare leimprese delle Regione.
Tutto questo all'Electrolux non è bastato, dopo la riunione di Mestre, lacontroproposta è stata: più esuberi e stipendi più leggeri del 40%. Riferisconoi sindacati, Electrolux ha proposto un riduzione di 3,20 euro all'ora per ilavoratori dello stabilimento di Solaro, di 3 euro a Forlì e di 5,20 euro aSusegana. Porcia rimarrebbe lo stabilimento con più tagli, un 7,50% l'ora. Afronte di una riduzione delle ore lavorative, diminuite a 6, lo stipendio dai1400 euro passerebbe a circa 700/800. In ultimo, gli altri numeri, quelli delle persone: 1200 gli operai dell'industria, 2000 quelli dell'indotto.
Ma in ogni caso, conti alla mano, non si saancora se il costo del lavoro potrà essere competitivo, in questo mercato, equanto incida sul prodotto finale.
Di contro l'Electrolux, in questo braccio di ferro, lascia trasparire l'intenzionedi non investire più in Italia.
Ma il costo del lavoro, non è solo l'operaio, comesottolinea Zanonato, il costo produttivo in Italia è troppo alto. LaSerracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia, ribatte ponendo una seriedi soluzioni e puntando l'attenzione sul cuneo fiscale e previdenziale, chelievita il costo produttivo e lo attesta fra i più alti d'Europa e invocaa gran voce un tavolo di trattative nelle Capitale, previsto in queste ore.
Negli stabilimenti, intanto,gli operai annunciano assemblee, scioperi e mobilitazioni.