Da lunedì parte a Montecitorio la discussione sulla mozione per la sospensione dell'emissione in Italia delle monete da 1 e 2 centesimi, il cui costo di produzione ha prezzi altissimi, solo nel 2013 sono costate alle casse dello Stato ben 21 milioni di euro, e sulla quale l'Aula si esprimerà con un voto prima di Pasqua. Questo è quanto annuciato da Sergio Boccadutri, deputato di Sinistra Ecologia Libertà, primo firmatario della mozione e promotore dell'iniziativa che ha raccolto l'adesione di un vasta parte di forze parlamentari.

In particolare, parrebbe che i costi di fabbricazione di ciascuna moneta da un centesimo ammonterebbero a 4,5 centesimi; quelli di ciascuna moneta da due centesimi a 5,2 cent; quelli di ciascuna moneta da 5 centesimi a 5,7.

Dall'introduzione dell'euro la Zecca avrebbe fuso oltre 2,8 miliardi di monete da un centesimo; 2,3 miliardi di monete da 2 cent e circa 2 miliardi di monete da 5 cent, per un costo complessivo di 362 milioni di euro a fronte di un valore reale di 174 milioni; per queste ragioni alcuni Paesi europei, tra cui la Finlandia e l'Olanda, hanno bloccato il conio delle suddette monete;

Oltre ad avere un elevato costo nel coniarle, sempre secondo Boccadutri le monete di piccolo taglio non hanno un efficiente utilizzo. Circolano quasi esclusivamente solo come resto nella grande distribuzione, non sono accettate dai distributori automatici, dai parcometri, dai caselli automatici delle autostrade e i consumatori che le ricevono come resto o le perdono o non le riutilizzano.

"C'è chi teme effetti sull'inflazione, ma non c'è da preoccuparsi", conclude Boccadutri, "diversi studi citati da un comunicato della Commissione europea sulla questione dimostrano che l'impatto sull'inflazione sarebbe sostanzialmente nullo".

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Bisognerebbe però fissare regole di arrotondamento chiare che si si dovrebbero applicare solo alla transazione finale, non ai singoli prezzi, e dovrebbero riguardare solo i pagamenti in contanti in modo da non determinare malcontento tra i cittadini che sono attualmente molto sensibili alle iniziative che paiono incidere sulla loro situazione finanziaria a causa della già difficile situazione economica generale.