Traffici di droga, prostituzione, contrabbando di sigarette e di alcol: tutti questi settori dovranno essere ricompresi nei conti del calcolo del Prodotto interno lordo (Pil) del 2014, in coerenza con quanto dice l'Eurostat, l'Istat della Comunità europea, che impone ai Paesi Ue una stima nei conti delle attività illegali.

Ad una prima analisi, si potrebbe dire che è la ricetta giusta per far crescere finalmente il Prodotto interno lordo. Anzi, di più: l'Italia potrebbe addirittura superare, e di gran lunga, tanti Paesi europei che attualmente le stanno davanti per Pil ed altri indici economici vari.

In realtà la novità si rende necessaria per superare il principio della legalità delle attività produttive per andare a calcolare, in maniera esaustiva, tutte le attività che producono reddito, senza tener conto del loro status giuridico e, quindi, della legalità o meno.

Ed allora, oltre alla guerra che si sta combattendo negli ultimi anni all'evasione fiscale (lotta che, per la verità, ha portato a recuperare circa un decimo di quanto sottratto al fisco, tredici miliardi di euro rispetto ad una stima di 120 miliardi), il prossimo passo è quello di stimare i guadagni di chi produce attività illegali.

Ed è proprio in virtù dell'illegalità di queste attività che si manifestano le maggiori difficoltà di rilevazione: si tratterà di una stima molto approssimativa di un fenomeno del quale non si conoscono appieno i confini.

L'Eurostat, a tal proposito, è stata chiara nell'emanare alcune linee guida da rispettare nella rilevazione: verranno prese in esame solo il traffico di sostanze stupefacenti, la prostituzione ed il contrabbando di sigarette e di alcol.

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