Un passo nel passato: torniamo al 2001, l'Argentina si sveglia una mattina in piena crisi economica, gli sportelli bancari vengono presi d'assalto per ritirare più pesos possibili e cambiarli in dollari e mandarli all'estero. La crisi si acuisce, servono misure drastiche e così il governo del subentrato Duhalde decide di modificare i rapporti della moneta sudamericana nei confronti del dollaro, fino ad allora cambiato 1 a 1: tutti i contratti in dollari vengono convertiti in pesos, il tasso di cambio lasciato libero al mercato e una forte limitazione alla compravendita di valute estere ai cittadini argentini.

Questa scelta porta buoni risultati all'economia globale argentina ma fa innalzare l'inflazione e sopratutto fornisce un habitat alla criminalità organizzata che crea le cosiddette cuevas: un mercato parallelo di cambio, tollerato dal governo, nel quale gli argentini possono acquistare valuta estera, meno soggetta a inflazione, a prezzi molto più alti del tasso ufficiale (nel 2002 addirittura 4 volte di più).

Rapido salto in avanti al 2014. L'Argentina è in netta ripresa economica, la debolezza del pesos ha attirato notevoli investimenti stranieri e, seppure l'inflazione sia ancora un grosso problema, la situazione generale della nazione sudamericana si può definire tendente allo stabile.
Lo stesso si può dire anche della vita del mercato nero. Il governo di Cristina Kirchner ha continuato la politica delle restrizioni sul cambio valuta, tollerando sempre più il fenomeno delle cuevas anche a causa di una corruzione sempre più elevata.

A giugno 2014 il cambio ufficiale Pesos-Euro si attestava attorno a 10,70  contro i 14,70 di quello informal.

Una differenza di quasi il 40%. La crisi finanziaria argentina di luglio, dovuta al mancato pagamento del governo argentino di alcuni crediti swap nei confronti di un fondo di investimento statunitense, ha rigettato i sudamericani sull'orlo del baratro e dato un'ulteriore impennata alla richiesta di valuta estera da parte del popolo argentino. Una situazione nella quale le cuevas traggono il maggior vantaggio: in poco tempo (meno di due mesi) il tasso di cambio al mercato nero è schizzato alle stelle, arrivando ad attestarsi attorno (senza mai sfondare) a quota 20.

Una situazione paradossale, nella quale la popolazione argentina si trova in grosse difficoltà e che invoglia i turisti stranieri ad affidarsi a questa modalità di cambio piuttosto che seguire i percorsi ufficiali.

Immaginate infatti di andare a Buenos Aires con 500 euro in tasca e dover cambiare la valuta in pesos: andando in una delle tante filiali della Banca de la Nacion si possono ottenere quasi 5500 pesos; recandosi invece in una delle tantissime cuevas ci si può ritrovare con 9730, quasi il doppio. 

Ovviamente non sono pochi i rischi a cui si va incontro nell'affidarsi a questo genere di cambio valuta: avendo a che fare con organizzazioni criminali che operano al di fuori della legge le possibilità di ricevere soldi falsi o essere vittime di furti è molto alta.