Presentato da pochi giorni dal premier Matteo Renzi, il disegno di Legge di Stabilità ha suscitato immediatamente reazioni, in particolare dal popolo delle partite Iva, preoccupato dagli annunci del Governo sulle modifiche ai regimi fiscali agevolati, i cosiddetti "contribuenti minimi". Tante le incertezze, in attesa della discussione in aula del testo definitivo, al momento al vaglio del Quirinale. Gli aspetti principali del nuovo regime per autonomi e mini imprese, che andrà ad affiancare - ed in parte sostituire - quello introdotto con l'art.27 comma 2 DL 98/2011, si possono così sintetizzare:

  • imposta sostitutiva Irpef al 15%
  • eliminazione limiti temporali
  • tassazione a forfait

mentre resterebbero l'esclusione dagli studi di settore, la non assoggettabilità all'Iva e all'Irap.

La nuova disciplina avrà un impatto considerevole (il premier Renzi stima possano essere circa 900mila le partite Iva interessate), la cui convenienza fiscale dovrà essere valutata nel merito di ogni singolo caso. Sinora, il regime dei contribuenti minimi ha rappresentato una salvezza per tutti quei giovani (e neo-disoccupati di qualsiasi età) che hanno potuto reagire alla crisi lanciandosi in iniziative imprenditoriali o di lavoro autonomo. La tassazione al 5%, seppur con il tetto dei ricavi a 30mila euro e di investimenti in beni strumentali limitati, era di evidente favore.

Dal 2015 invece potranno rientrare nel vecchio regime esclusivamente i contribuenti con ricavi inferiori ai 15 mila euro, sfruttando l'imposta sostitutiva al 5%. È sicuramente questo uno dei punti maggiormente contestati, considerando che, anche secondo il parere dello stesso sottosegretario all'Economia Zanetti, la soglia è talmente "bassa" da tagliare fuori gran parte delle partite Iva.

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Per il nuovo regime "naturale" dei contribuenti minimi, fino all'eventuale perdita dei requisiti, sarà sufficiente conseguire ricavi in linea con le soglie minime e massime (tra i 15 ed i 40 mila euro), non avere spese per lavoro dipendente superiori a 5 mila euro e beni strumentali di valore maggiore a 20 mila euro. Viene meno il limite temporale dei cinque anni (e oltre, fino al raggiungimento dei 35 anni di età), risultando in teoria applicabile "a vita".

Le valutazioni su opportunità devono tener conto dell'impatto della tassazione forfettaria del reddito. I costi, tutti indeducibili eccetto i contributi previdenziali, non verranno sottratti dai ricavi, ai quali invece si dovrà applicare uno specifico coefficiente di redditività (al momento si va dal 40% dei commercianti al 78% per i professionisti). Un punto a sfavore, nonostante l'abbattimento del reddito pari ad 1/3 nel primo triennio, soprattutto per i casi di start up in cui i costi di avvio permettevano di azzerare o quasi il reddito imponibile.

Sui contributi previdenziali trapela la proposta di eliminare l'obbligo di versamento dei contributi minimi, allo stato attuale dovuti a prescindere dal reddito effettivamente conseguito. Il Governo sembra voler superare tale handicap, dando la possibilità ad artigiani e commercianti di sostenere un peso contributivo commisurato al reddito prodotto. Dalle prime proiezioni, il nuovo regime sembra meno conveniente rispetto ai vecchi minimi. Occorrerà aspettare, ma certamente con la ripresa economica sempre più lontana di quanto annunciata, l'aliquota al 15% appare davvero poco allettante.