Era il 5 Dicembre 2014 quando la ghigliottina di Standard & Poor's si è abbattuta sull'Italia con il declassamento del rating sul rischio sovrano.

Il downgrade a BBB- nel breve e lungo periodo con un outlook stable è stato giustificato da crescita non significativa, poca competitività e espansione dello già sterminato debito pubblico.

Politica e stampa hanno senz'altro dibattuto senza però evidenziare troppo l'urgenza di invertire la rotta per scongiurare il cataclisma finanziario nel caso di ulteriore ribasso.



BBB- è sinonimo di orlo del baratro, appena un gradino sul regno dei titoli spazzatura o speculative. Ad oggi, trascorsi sei mesi dall'emissione del rating (solitamente quasi metà della sua vita utile) è preminente porre il focus sulle componenti che lo determinano ed analizzarne l'andamento.



Per il rischio sovrano vengono sostanzialmente considerate cinque componenti:

Posizione debitoria/fiscale:

Il primo punto, e il più dolente, non può che riguardare questo aspetto.

Il rapporto Deficit/Pil rientra nel 3% previsto dal Fiscal Compact, anche se uno 0.6% di surplus è rientrato solo in extremis con la legge di stabilità di Dicembre. Sul rapporto Debito/Pil invece lo squilibrio è abnorme. Il debito è al 132.6% del Pil ed è fomentato dagli interessi passivi sullo stesso. Su questo punto S&P è molto rigida e sembra improbabile un'inversione di tendenza imminente.

Posizione verso l'estero (import-export):

Riportando i dati di Banca di Italia, fino a Febbrario 2015, si registra un saldo di conto corrente in positivo per 35.6 miliardi e un incremento degli investimenti di portafoglio dei non residenti, soprattutto in titoli di Stato.

Per ciò che concerne gli investimenti diretti invece si segnalano acquisizioni nette di attività sull'estero per 14.8 miliardi. Il dato preoccupante invece riguarda la posizione patrimoniale netta sull'estero che, a fine 2014, era passiva per 447.9 miliardi.

Struttura economica e diversificazione:

Altro aspetto rilevante ai fini del rating è la struttura economica nel complesso. Il documento di economia e finanza ha previsto uno 0.7% di crescita nel 2015.

Si tratta di una crescita ancora blanda e non sufficiente, tuttavia è un elemento di positività a cui occorre aggrapparsi. È rilevante anche constatare che, spesso, per questioni meramente politiche, tali stime sono elaborate al ribasso per fregiarsi successivamente del loro superamento.

Rischio politico e capacità di portare avanti le politiche deliberate:

Se negli anni passati questo punto è stato particolarmente delicato, oggigiorno, si può affermare che i mercati finanziari percepiscono in Italia una certa stabilità.

Che piaccia o meno, è palese che il governo Renzi stia perseguendo una linea chiara di riforme strutturali e lo spread fra bund tedeschi e btp decennali ingloba questo discorso attestandosi intorno ai 120 punti.

Politica monetaria e sua flessibilità:

L'ultimo aspetto rilevante ci tange in via indiretta, la politica monetaria è affidata alle linee guida dell'UE. Gli obiettivi generali mirano alla stabilità dei prezzi e alla crescita associata ad un coordinamento delle politiche economiche fra gli Stati membri.

Al riguardo S&P ha comunicato di avere grande fiducia nelle politiche della BCE.

Considerati gli elementi di maggiore importanza non resta che spingere con tutte le forze verso il miglioramento degli stessi. Un rating al di sotto di BBB- sarebbe devastante per la struttura finanziaria del Paese e dell'economia reale. Sembra evidente che ci siano dei segnali di positività, quanto meno per confermare l'attuale grade, così come ci sono elementi di criticità intensi come il debito pubblico (peggio di noi solo la Grecia) che, come un temibile demonio, potrebbe fagocitare tutto e tutti.

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