Il countdown sta per esaurirsi ed è doveroso tirare le somme sulla preparazione per Expo 2015, l'Esposizione Universale che, a voler fare gli svizzeri, sarebbe già dovuta esser terminata, ma per restare in veste tricolore è quasi-terminata. Dal sito ufficiale si legge che in questi sei mesi Milano diventerà una vetrina mondiale in cui i Paesi mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta all'esigenza vitale di nutrire il pianeta.

Nell'ottica di mostrare il meglio di sé, l'opinione popolare si sta chiedendo se l'Italia, Paese organizzatore, abbia raggiunto almeno quel livello minimo, considerato universalmente accettabile, nell'organizzazione e preparazione di un evento che attende 20 milioni di visitatori. Per rispondere all'interrogativo, il sentiment che si respira è grigio ed i milanesi e gli italiani, sembrano essere perplessi su alcune tematiche calde.





Mazzette, corruzione ed appalti poco chiari sono senz'altro uno dei primi elementi che hanno fatto alzare il sopracciglio a più di uno. È un'occasione persa senza se e senza ma per dimostrare, ora che siamo una vetrina sotto i riflettori, un animo italiano diverso da quello che ci viene affibbiato costantemente dall'opinione estera. Un evento macchiato da questo tipo di illegalità sfiducia società e imprenditori che, contrariamente, operano in ossequio a valori etici e legali.

In ambito sicurezza non si possono ignorare gli ingenti sforzi, tangibili per la città con forze di polizia e carabinieri spiegate a più non posso. Tuttavia pesano le recenti denunce, passate da alcune emittenti tv, le quali senza troppa fatica sono riuscite a penetrare con i propri inviati in punti cardine all'interno del cantiere senza esser bloccate da alcun tipo di controllo. Con la minaccia terrorismo alle stelle e l'Isis che twitta foto nelle nostre strade, questo è un elemento senz'altro preoccupante.

Il tema non si esaurisce qui in quanto occorre anche segnalare lacune circa la sicurezza infrastrutturale dei padiglioni e delle costruzioni nell'area. Le strutture sono in via di completamento in queste ore e non ci potrà essere materialmente il tempo per i collaudi. Anche questo punto, molto delicato, è stato risolto last minute richiedendo delle autocertificazioni ai progettisti e solo successivamente, a manifestazione avviata, avverranno i veri e propri collaudi, ma a campione.

Per gli spazi incompleti sono stati assegnati oltre 1 milione di euro destinati ad allestimenti che avranno il compito di camuffare le mancanze. In ottica economica circa il rapporto costi benefici è difficile sbilanciarsi. È assodato il fatto che i costi preventivati inizialmente (3.2 miliardi) sono lievitati nel tempo. Solo per togliere le impalcature si è passati da 63 milioni a 92.

Agli albori del progetto Expo 2015 si è parlato non solo di raggiungere il break even point, ma anche di superarlo considerando i vantaggi collaterali come l'incremento della produzione sul territorio, dell'occupazione e del PIL.





A parte l'imperscrutabile futuro resta senz'altro un senso di approssimazione e la fatica per gli italiani, a guardare con ottimismo ad Expo, ma almeno, e qui si rispettano le tradizioni, non si prendono troppo sul serio: "soffiare sul cemento dell'expo per asciugarlo in tempo" è un evento che spopola su Facebook.

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